Momenti indimenticabili.
“Ascolta il tuo allenatore, fai come ti dice, rispetta le sue consegne. Il calcio é un gioco di squadra e ognuno deve dare il suo contributo, insieme, per il bene del gruppo“. Furono queste le parole di un mio grande maestro, quando stava per iniziare la prima partita della stagione.
Ai tempi andavo alle scuole medie e mi divertivo a giocare nella squadra del mio quartiere. “Vabbè, questo lo so“, pensai io allontanandomi, ma quello che accadde dopo fu invece incredibile, da parte di una persona che, ai miei occhi, appariva come un sergente di ferro.
Appena mi voltai fui da lui immediatamente richiamato. Mi inchiodò letteralmente con lo sguardo, che di solito premuroso e gentile, era ora era invece divenuto determinato ed intenso come mai avevo visto in lui e, con fare confidenziale mi sussurrò: “Però ricordati, esiste un momento durante la partita, quando te la senti, che non devi ascoltare nessuno perché devi fare di testa tua, perché senti, con tutto te stesso, che quella cosa è giusta e che è il momento per farla“.
“E come faccio a sapere quando è il momento giusto?” risposi io.
“Lo capirai. Quando arriverà lo capirai. Adesso vai e pensa alla partita, pensa a giocare” tagliò corto lui.
Inutile dire come questa esperienza mi abbia (in)segnato profondamente ed abbia per me rappresentato una prospettiva alternativa che, con prudenza e cautela, ha accompagnato alcuni momenti per me sensazionali, dentro e soprattutto fuori dal campo, ma questa è un’altra storia.
Quello che mi sorprese ulteriormente fu che la stessa persona, quaranta anni dopo, quando lo rincontrai quasi per caso (?!), approfittando dell’occasione per chiedergli quale fosse per lui la cosa che in un allenamento mai doveva mancare, che fosse proprio “irrinunciabile”, senza sapere nemmeno quale categoria allenassi, se di settore giovanile o scuola calcio, mi disse: “Lasciagli sempre 10-15 minuti di libertà, dove ognuno faccia quello che vuole. Con il pallone o senza, da solo, con gli amici, il pallone, dagli libertà. E lì che nascono le intuizioni, è lì che i tuoi allievi fanno ciò che sentono di aver maggior bisogno di fare, è li che si creano le relazioni. Ed è lì che possono osare anche a fare cose per loro apparentemente strane. E non ti distrarre, non perderti quei momenti! Guardali bene” e dopo, con un ampio sorriso, cambiò completamente discorso.
Che cosa é la creatività? Si può allenare? Fino a che puntò? Quali caratteristiche dovrebbe avere un giocatore per esprimere la sua creatività? Esistono più creatività?
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Dove si compra un po’ di creatività?
Ad avviso di chi scrive, creare significa provare a realizzare qualcosa dal nulla.
È una capacità che appartiene al reame del “fare”, non solo del “sognare” e/o “intuire” Il professor Rafael Bisquerra, luminare dell’educazione emozionale, la definisce come “la capacità di generare nuove idee, nuovi concetti, nuovi prodotti o comportamenti che possono offrire soluzioni originali” aggiungendo che “Gli stati emotivi facilitano l’affrontare le situazioni. Per esempio, il benessere facilita la creatività”
La creatività dunque non è semplice fantasia fine a sé stessa, bensì innovazione efficace, perchè collegata ad un agire utile per una data soluzione.
Inoltre affinchè si manifesti, necessita di particolari condizioni perchè non è qualcosa che si attiva a comando, come ad esempio quando decidiamo di alzare un braccio.
Nel contesto calcistico, possiamo ben dire che una giocata è creativa quando sorprende per novità e contemporaneamente risulta efficace e funzionale al gioco (ad esempio: un assist di tacco che disorienta i difensori).
Ed è qui che entra in gioco un altro aspetto importante: il “pensiero divergente” che è infatti strettamente collegato alla creatività, perché è uno dei processi mentali, consci o inconsci , alla base di quest’ultima. Indica la facoltà di pensare a molte soluzioni possibili, anche insolite, di fronte a un problema “aperto” .
È un pensare “fuori dagli schemi” per generare alternative multiple, in contrapposizione al pensiero convergente (che cerca una singola risposta corretta, spesso omologata ad un modello prestabilito).
Per esempio, di fronte a un avversario da superare, un calciatore abituato ad utilizzare il pensiero divergente considererà, consapevolmente o meno, varie opzioni, quali ad esempio più finte, l’ipotesi di tentare un tunnel, oppure cercare la triangolazione con un compagno, etc. invece di eseguire sempre lo stesso movimento e/o la stessa finta o, nel peggiore dei casi, disimpegnandosi dal duello con uno scarico a sostegno.
La ricerca individua alcuni indicatori chiave del pensiero divergente, tra cui la fluency (fluidità nel produrre molte idee), la flexibility (flessibilità nel cambiare approccio), l’originality (originalità delle idee) e l’elaboration (capacità di sviluppare i dettagli di un’idea) .
Queste componenti, tradotte sul campo, si manifestano ad esempio in un giocatore che vede linee di passaggio alternative (flessibilità), inventa una giocata inaspettata per gli avversari (originalità) e riesce a eseguirla con i tempi e i modi “giusti” (elaborazione), vale a dire efficaci e funzionali allo scopo del gioco in quel dato momento, in quella specifica situazione.
In sintesi, l’azione qualificata come creativa, frutto dell’abilità della creatività (intesa proprio come life skill), è l’obiettivo e la si raggiunge esplorando e trovando soluzioni nuove ed efficaci, utilizzando le possibilità e l’approccio del pensiero divergente, che è uno dei mezzi con cui ci si arriva, in quanto processo generativo di molte idee possibili.
La buona notizia é che tutti nasciamo creativi, quella ancora più buona é che possiamo allenare questa dote.
Quella meno attraente é che dobbiamo mantenere accesa la nostra attitudine alla creatività, perchè se non lo facciamo rischiamo di perderla.
Se non crediamo a priori nell’opzione creativa, se ci lasciamo scoraggiare dal qualunquismo, dal disfattismo, da un certo cinismo, forse inevitabile con il passare del tempo (ma al quale dobbiamo in qualche modo opporci) possiamo incorrere nel pericolo di dimenticarci totalmente di essa, come magistralmente raccontato nel film “La Storia Infinita” ispirato dall’omonimo libro di Michael Ende, oppure nel bellissimo libro “Momo” dello stesso autore.
Un esempio di creatività in campo favorita attraverso il Gioco

Vediamo nel pratico come esplorare, attraverso una proposta di gioco (nell’esempio proponibile a tutte le categorie della scuola calcio, eccezion fatta per i piccoli amici, ma comunque anche a loro adattabile attraverso un’adeguata semplificazione) , l’ambito della creatività partendo da un esercitazione base (aumentare o restringere gli spazi in funzione delle specificità del gruppo allenato e degli obiettivi della seduta di allenamento):
Gioco base: predisponiamo una zona di “gioco” dove i giocatori si muovono liberamente e due zone di “meta”, dove i giocatori dovranno cercare di ricevere e controllare la palla, ricevuta da un altro compagno, passando obbligatoriamente dalla zona di gioco a quella di meta (il punto non è valido se il giocatore è già nella zona di meta prima che parta il passaggio)
La squadra che difende non può oltrepassare la linea che difende. Ogni volta che la palla esce, oppure quando si segna un punto, le squadre si dispongono in prossimità delle rispettive linee prossime alla zona di meta.
Variante creativa 1 (motoria): sostituire il pallone con un frisbee , giocando con le mani. Il frisbee non può essere strappato dalle mani. Con il firsbee in mano si possono fare al massimo 2 passi camminando.
Variante creativa 2 (tecnica): come il gioco base, ma ricevuto il pallone, il bambino deve eseguire x palleggi di seguito (eventualmente indicando anche altri vincoli da eseguire in acrobazia) prima di vedersi convalidare il punto. Oppure si aggiungono delle porticine (due per ogni zona di meta) e chi riceve deve controllare al volo (se traiettoria alta), oppure alzarsela (se traiettoria rasoterra) per poi palleggiare e segnare in una delle due porticine. Se durante questa attività la palla cade a terra, il punto non viene assegnato.
Variante creativa 3 (tattica-facile): come il gioco base, ma se lo smarcamento di chi riceve oltre la linea dopo un contromovimento, il punto vale doppio.
Variante creativa 4 (tattica-più complessa): ogni volta che la palla esce, la squadra che perde la palla la prende, si dispone sulla propria linea e la “regala” alla squadra avversaria passandola ad un avversario a scelta (come se stesse facendo una battuta a Volley. La palla persa può essere trasmessa rasoterra, alta, effettuando una rimessa laterale, a discrezione dell’allenatore, in funzione degli obiettivi). I giocatori della squadra che ricevono palla (ad eccezione di chi effettuerà il primo controllo) devono smarcarsi occupando uno spazio diverso (ma ovviamente funzionale allo scopo dell’azione) da quello occupato al momento in cui la palla è stata regalata dagli avversari.




