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L’Allenamento Sistemico Basato sulle Emozioni: il viaggio inizia

roberto civita da roberto civita
07/01/2026
in ARTICOLI
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Iniziamo oggi un viaggio affascinante attraverso le pagine de “L’Allenamento Sistemico Basato sulle Emozioni”, il rivoluzionario testo con prefazione di Paco Seirul-lo che sta cambiando il modo di concepire l’allenamento nel calcio moderno.

Capitolo dopo capitolo, esploreremo insieme come le emozioni non siano un elemento accessorio, ma il motore stesso delle decisioni e delle azioni dei nostri giocatori. Preparatevi a mettere in discussione certezze consolidate e ad aprire la mente a una nuova visione del gioco.

Fermati un Attimo: Cosa Sta Succedendo Adesso?

Prima di continuare, presta attenzione: in che posizione ti trovi mentre leggi questo articolo? Come sei seduto? Le gambe sono incrociate o no? La schiena è dritta o ricurva?

Probabilmente hai assunto questa postura in modo completamente inconsapevole. Perché proprio questa posizione e non un’altra? Quanto tempo la manterrai ancora? Queste sono domande su una scelta che hai fatto senza pensarci, senza decidere razionalmente.

È proprio da qui che parte il primo capitolo: dalla consapevolezza che la maggior parte delle nostre decisioni non è frutto di un ragionamento conscio, ma emerge da processi emotivi profondi che guidano le nostre azioni prima ancora che la nostra mente razionale ne sia consapevole.

Come diceva Dante Panzeri: “Nel calcio è molto quello che si pensa e non si fa… Ed è molto quello che si fa senza averlo pensato”.

Il Potere del "Perché"

Simon Sinek, nel suo celebre intervento TED visto da oltre 44 milioni di persone, ha introdotto il concetto del “circolo dorato”: cosa, come e perché.

La maggior parte degli allenatori spiega ai giocatori cosa devono fare e come farlo. Ma raramente si parte dal perché. Ed è proprio il “perché” che emoziona, che connette profondamente il giocatore con l’azione.

Il cervello non si convince con il “cosa” ma con il “perché”.

Questo ha a che fare con il nostro sistema limbico: ci muoviamo, decidiamo, agiamo emozionandoci. Quando partiamo dal “perché”, dall’emozione, dal bisogno reale, le risposte che emergeranno nei momenti di pressione saranno più resistenti, più stabili, più autentiche.

Come affermava il giovane Hojbjerg durante il primo anno di Guardiola al Bayern: “Abbiamo una buona mentalità e predisposizione e, se impariamo ad essere più emotivi, penso che potremmo diventare una squadra ancora più forte”.

Ragione vs Emozione: Una Battaglia Impari

Prova a fare questo esperimento: riesci a fermare il rossore quando ti imbarazzi?

No, vero? E questo dimostra perfettamente la differenza fondamentale tra emozione e ragione.

Il neurologo Donald Calne ci ricorda che l’emozione ci porta all’azione, mentre la ragione ci porta solo a elaborare conclusioni. Joseph LeDoux va oltre: l’emozione è più forte della ragione perché è facile per la prima controllare la riflessione, mentre è molto difficile che il pensiero razionale riesca a controllare le emozioni.

Quando provi ansia o depressione, la ragione può dire “basta”, ma quasi mai riesce davvero ad eliminarle.

Questo accade perché ci sono più fibre nervose che vanno dall’amigdala (centro emotivo) alla neocorteccia (centro razionale) che viceversa. Le nostre emozioni hanno un’autostrada diretta verso il pensiero razionale, mentre il pensiero razionale ha solo un sentiero stretto verso le emozioni.

Le Emozioni come Guida delle Decisioni

Benjamin Libet ha scoperto negli anni ’70 qualcosa di rivoluzionario: il cervello umano prende decisioni prima che il soggetto sia consapevole delle stesse.

Molto spesso prendiamo decisioni in maniera inconscia pensando di averle prese a livello conscio. In realtà non ragioniamo, ma razionalizziamo: decidiamo attraverso emozioni e sentimenti inconsci, per poi cercare di creare giustificazioni consce alle decisioni già adottate.

Questo meccanismo è particolarmente importante nel calcio, dove il giocatore si trova in un ambiente mutevole che lo costringe a prendere continuamente decisioni senza il tempo per ragionare.

L’esempio dei soldati durante la Prima Guerra Mondiale è illuminante: i veterani avevano imparato a collegarsi emotivamente al fischio delle granate, reagendo istintivamente buttandosi a terra. Non pensavano, non decidevano razionalmente: agivano. Le nuove reclute, che non avevano sviluppato questa connessione emotiva, morivano in numero maggiore.

Emozioni e Sentimenti: Non Sono la Stessa Cosa

Antonio Damasio ci aiuta a comprendere una distinzione fondamentale:

L’emozione è una reazione automatica e immediata a uno stimolo. Quando sperimentiamo paura, c’è uno stimolo che innesca una reazione che si può visualizzare nel cervello in circa mezzo secondo.

Il sentimento è ciò che percepiamo dopo: è la consapevolezza dell’emozione, insieme alla reazione del corpo e ai pensieri che l’accompagnano.

Come diceva William James: “Siamo tristi perché piangiamo, siamo spaventati perché tremiamo”.

Le emozioni sono legate al movimento, all’azione. I sentimenti avvengono solo nella mente e ci permettono di imparare dalle conseguenze delle nostre emozioni.

La Complessità del Calcio

Il calcio non è uno sport individuale dove le decisioni vengono prese per lo più prima di compiere l’azione. Negli sport di opposizione-cooperazione come il calcio, il processo decisionale è estremamente complesso.

Il giocatore deve adattarsi a un ambiente mutevole, condividere lo spazio con avversari e compagni, considerare un pallone in continuo movimento che non può trattenere, e gestire la possibilità di trovare recuperatori alle proprie spalle.

Ogni situazione è unica e irripetibile. Ogni “spazio di fase” muta velocemente in un nuovo spazio, a causa dei continui cambiamenti prodotti dai movimenti di giocatori e pallone.

Allenamento Analitico vs Allenamento Situazionale

Tradizionalmente nel calcio sono state utilizzate metodologie di allenamento che riducono o eliminano la complessità intrinseca del gioco.

Gli allenamenti analitici, dove il processo decisionale non esiste, vengono spesso giustificati con la facilità di implementazione e la riduzione del tempo di preparazione. Si pensa che questa semplificazione aiuti il giocatore nel processo formativo.

Ma in realtà il giocatore non viene preparato alla realtà del gioco.

Queste metodologie penalizzano lo sviluppo cognitivo, integrale e competitivo del calciatore. Si riduce la gamma di possibilità che il giocatore avrebbe se l’esercitazione simulasse la specificità del gioco reale.

L'Emergenza Motoria: Quando l'Azione Nasce dall'Interazione

Il libro introduce un concetto fondamentale: l’emergenza emotivamente preferita.

L’azione motoria che emerge non è il risultato di un programma precostruito nel cervello, ma è frutto dell’interazione tra il giocatore e il contesto. Non esistono modelli da seguire o raggiungere, ma possibilità che emergono dalla situazione.

Il giocatore ha a disposizione un ventaglio di affordances (azioni possibili) che potrebbero emergere a causa dei vincoli interni (sue capacità, stato emotivo, motivazione, esperienze passate) ed esterni (posizione compagni e avversari, situazione di gioco, regolamento).

Tra tutte queste possibilità, emerge quella emotivamente preferita in quel preciso momento, data quella specifica configurazione di vincoli.

L’azione del corpo dispone di molti più gradi di libertà di quelli che si possono controllare in maniera conscia. Le azioni sportive sono regolate principalmente dalle aree subcorticali del cervello e non richiedono decisioni elaborate consapevolmente.

Verso una Nuova Metodologia

Se comprendiamo che dobbiamo superare l’idea di ridurre la difficoltà del processo decisionale, se accettiamo di non poter controllare completamente le azioni che il giocatore compirà, allora dobbiamo utilizzare metodologie che tengano conto della complessità del giocatore e del gioco.

L’ottimizzazione motoria avviene attraverso la coesistenza e la competizione in contesti simili a quello reale, permettendo al giocatore di adattarsi trovando, tra la gamma di azioni possibili, quella ottimale.

Non si tratta di eliminare il ragionamento, ma di comprendere che il ragionamento stesso è un ulteriore vincolo all’emergenza emotivamente preferita, non il suo unico determinante.

La Prossima Tappa del Viaggio

Abbiamo gettato le basi per comprendere il ruolo centrale delle emozioni nel processo decisionale del calciatore. Abbiamo visto come le nostre azioni emergano più di quanto siano programmate, come le emozioni guidino più della ragione, come la complessità del gioco richieda approcci che rispettino questa complessità.

Nel prossimo capitolo approfondiremo il concetto di sistema scena e di ciclo sensazione-azione, scoprendo come il giocatore interagisce dinamicamente con il contesto di gioco.

Continuate a seguirci in questo viaggio che cambierà il vostro modo di vedere l’allenamento.

Tags: PRIMO PIANO
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roberto civita

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Commenti 2

  1. Andrea says:
    6 mesi fa

    Molto interessante. Condivido in pieno quanto scritto.
    Non vedo l’ora di leggere i prossimi capitoli.
    Dove si può comprare il libro?

    Rispondi
    • roberto civita says:
      6 mesi fa

      Ciao Andrea e grazie mille. Prossima puntata domenica.
      Il libro si chiama L’allenamento sistemico basato sulle emozioni di Xavier damunt e Isaac guerrero

      Rispondi

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