Se hai perso la prima tappa del nostro viaggio, recupera qui il Capitolo 1: Il Viaggio Inizia
Immagina un centrocampista nei minuti finali di una partita intensa. Riceve palla in zona centrale con un avversario che arriva in pressione dalla sua sinistra.
Scenario A – 15° minuto: Gambe fresche, lucidità mentale alta, fiducia al massimo. Vede l’avversario arrivare, sente di poter accelerare, protegge la palla con il corpo e con uno scatto secco si porta via l’uomo. Dribbling riuscito, gioco che prosegue in verticale.
Scenario B – 85° minuto: Gambe pesanti, respiro corto, lucidità ridotta. La stessa pressione, lo stesso avversario. Ma questa volta sente che non ha lo spunto per saltarlo. Contemporaneamente percepisce un compagno smarcato sulla fascia destra, una linea di passaggio pulita. Passa di prima, sicura, efficace.
Stesso giocatore. Stessa situazione. Due azioni completamente diverse.
Perché? Perché l’azione non è “scelta” dalla sua testa, ma emerge dall’interazione tra il suo stato fisico-emotivo di quel momento e ciò che il contesto le offre. Benvenuti al cuore del Sistema Scena.
Il Sistema Scena: Quando Tutto È Connesso

Nel Capitolo 1 abbiamo scoperto come le emozioni guidino le nostre decisioni più della ragione. Ora facciamo un passo ulteriore: il giocatore non può essere concepito separato dal contesto in cui agisce.
Il Sistema Scena è l’interazione continua e inscindibile tra due sottosistemi:
- SOTTOSISTEMA GIOCATORE
- SOTTOSISTEMA CONTESTO
L’azione motoria che vediamo – la giocata – non è il risultato di un calcolo fatto nella testa del giocatore, ma qualcosa che emerge da questa fusione continua, da questo dialogo ininterrotto tra i due sottosistemi.
La Scena Che Cambia Continuamente
Perché chiamarlo “scena”?
In una scena teatrale sono necessari sia il palcoscenico sia l’attore che vi agisce. Non c’è preminenza di uno sull’altro: sono inseparabili.
Ma c’è di più: come in un film, ogni scena è un insieme di immagini che si susseguono e cambiano in base a ciò che è accaduto nei momenti precedenti. È un flusso continuo.
La nostra centrocampista passa palla a destra. Immediatamente:
- La difesa avversaria scivola
- La compagna ora ha la palla in una zona diversa
- Si creano nuovi spazi
- Il contesto è cambiato
E questo nuovo contesto diventa l’informazione di partenza per la giocata successiva. Un ciclo che non si ferma mai: azione → retroazione → nuovo contesto → nuova azione → nuova retroazione…
È questa la causalità circolare: l’azione cambia il contesto, il contesto cambiato modifica la prossima azione possibile.
La Morte del PAD+E (Percezione-Analisi-Decisione-Esecuzione)

Per decenni ci hanno insegnato che un giocatore:
- Percepisce cosa c’è nell’ambiente
- Analizza la situazione
- Decide la soluzione ideale
- Esegue l’azione
- Valuta il risultato
Un processo lineare, ordinato, rassicurante.
Ma completamente falso.
Pensaci: in quale momento un giocatore smette di percepire per iniziare ad analizzare? Mentre sta calciando, sta ancora percependo la posizione del portiere che si muove. Mentre sta passando, vede il compagno che cambia traiettoria.
Non esiste un momento in cui il cervello dice “Ok, ora basta percepire, passiamo all’analisi”.
E i più grandi lo confermano:
"Non immagino le partite, né penso le giocate. Viene fuori quello che viene fuori nel momento, quando ho la palla"
Leo messi
"Sono situazioni che hai vissuto così tante volte che il tuo cervello deve archiviarle in una qualche maniera che, quando ti ritrovi di nuovo in quella situazione, faccia tutto automaticamente o intuitivamente, altrimenti è molto difficile da spiegare perché nel calcio non ci sono secondi per pensare"
Andrés Iniesta
"Non sai se prima pensa o esegue"
Eric Abidal su Messi
E il Professor Paco Seirul-lo aggiunge: “Più che potenziare la ‘lettura’ del gioco, dobbiamo potenziare la ‘scrittura’ del gioco perché quello che leggi è già successo, ed è per questo che dobbiamo concentrarci sulla scrittura, sull’anticipare le scelte, anche se in maniera inconscia”
Scrivere il gioco, non leggerlo. Questo è il dilemma.
Pirlo: "Penso Quindi Gioco" (Ma Non Come Credi)

Il titolo dell’autobiografia di Andrea Pirlo – Penso quindi gioco – sembra confermare la visione razionalista: un giocatore che analizza, calcola, decide.
Ma il libro ci offre una lettura più profonda: quel “penso” non è un’analisi lenta e deliberata, ma una forma di intelligenza motoria, una capacità quasi inconscia di sentire il gioco, di percepire la complessità e trovare soluzioni geniali in una frazione di secondo.
È un pensiero che è già azione. È già incorporato nell’azione.
Tutto ciò che di meraviglioso ha fatto Pirlo è probabilmente nato, quasi interamente, nel suo subconscio. La sua genialità non era nel “ragionare” più veloce degli altri, ma nel sentire il gioco in modo diverso.
Ma Allora la Tattica Serve a Qualcosa?
Se anche i giocatori più “pensanti” agiscono d’istinto, che senso ha la preparazione tattica? La videoanalisi? Lo studio degli avversari?
Non sono in contraddizione.
L’approccio sistemico non dice che la tattica è inutile, dice che il modo in cui la insegniamo potrebbe essere sbagliato.
La videoanalisi, la preparazione della partita non servono a dare ai giocatori un copione da recitare. Servono ad arricchire il loro sottosistema giocatore, a nutrire la loro intuizione.
Mostrare a un giocatore 10 volte come un avversario si muove in una certa situazione non gli dà l’istruzione “fa A, tu fai B”. Gli dà invece una serie di esperienze virtuali che affinano la sua capacità di percepire e anticipare.
Quando si troverà in quella situazione, la sua intuizione sarà più educata, più veloce, perché ha già immagazzinato quei pattern.
Non gli stiamo dando le risposte, gli stiamo insegnando a riconoscere le domande del gioco più in fretta
I Sistemi Dinamici: Oltre la Visione Lineare

Il calcio è un sistema complesso che adotta comportamenti diversi attraverso relazioni non lineari tra le proprie componenti e le variazioni del contesto.
Dobbiamo abbandonare il pensiero lineare che cerca di ricondurre gli eventi a cause-effetto e passare a un paradigma multifattoriale in cui l’evento emerge dall’interazione di tutti i fattori.
Un sistema dinamico ha caratteristiche fondamentali:
PROPRIETÀ EMERGENTI Dall’interazione dei sottosistemi emergono proprietà che nessun componente ha separatamente. L’idrogeno e l’ossigeno appiccano il fuoco, l’acqua (H₂O) lo spegne.
Se vuoi ottimizzare il processo decisionale del giocatore, non puoi allenare ogni processo in modo isolato. Non è consigliabile allenare separatamente la percezione o la tecnica, perché ciò che emerge nella situazione parziale potrebbe non comparire nel gioco reale.
ATTRATTORI Sono comportamenti stabili che un giocatore tende a ripetere. Possono essere positivi o negativi.
Esempio di attrattore negativo: il difensore che sotto pressione spazza sempre lungo senza guardare. È la sua “zona di comfort comportamentale”.
Esempio di attrattore positivo: il centrocampista che riceve palla spalle alla porta e istintivamente cerca il terzo uomo.
PUNTI CRITICI Sono i punti limite dove il comportamento motorio cambia radicalmente.
A quale velocità di guida della palla il giocatore smette di essere efficace? Sotto che tipo di pressione un portiere smetterà di giocare corto?
AUTO-ORGANIZZAZIONE Il sistema non ha bisogno di un leader che ne imponga l’organizzazione. I sistemi dinamici si auto-organizzano attraverso processi di adattamento.
Il giocatore sa trovare soluzioni, ha autonomia. Non ha senso imporre modelli di gioco rigidi, perché non saranno in grado di seguirli – la fonte di informazione è estemporanea.
Il Calcio È Complesso: Ecco Perché
Il calcio è probabilmente la specialità sportiva con il più alto grado di incertezza tra tutti gli sport per due motivi fondamentali:
- L’esecuzione coordinativa viene eseguita principalmente da un arto non dominante (le gambe/piedi). Questo rende estremamente complesso effettuare l’anticipazione decisionale, soprattutto negli spazi vicini al pallone.
- Lo stesso arto non dominante incaricato di eseguire l’azione è quello incaricato di muovere il corpo nello spazio, spostando l’asse corporeo.
Questa doppia funzione significa che l’orientamento del corpo è spesso determinato dallo spostamento, limitando le possibilità d’azione.
Prova a pensarci: è coordinativamente complicato muoversi in una direzione e ruotare il tronco per passare la palla in direzione diversa. Questo impedimento logico rende la contro-comunicazione (le finte) più difficile nel calcio rispetto ad altri sport.
Gli Strumenti dell'Allenatore: I Vincoli

Karl Newell nel 1986 ha introdotto un concetto rivoluzionario: il movimento ha origine dalle interazioni tra tre tipi di vincoli:
- VINCOLI DEL GIOCATORE Caratteristiche fisiche, mentali, emotive e motivazionali dell’atleta in quel momento. Alcuni sono strutturali (altezza, struttura fisica), altri funzionali (fatica, motivazione, stato d’animo).
- VINCOLI DEL CONTESTO Caratteristiche dell’ambiente fisico e sociale: clima, condizioni del campo, spettatori, convenzioni sociali, norme etiche.
- VINCOLI DELL’ESERCIZIO Obiettivi dell’esercizio, regole del gioco, condizioni spazio-temporali, materiale utilizzato. Sono elementi facilmente gestibili dall’allenatore.
Questo è il vero volante che l’allenatore può manovrare.
Caso Pratico: Trasformare un Attrattore Negativo
Torniamo al difensore che sotto pressione spazza sempre lungo.
Approccio tradizionale: “Non spazzare! Gioca corto! Guarda prima!”
Risultato: Il giocatore continua a spazzare perché è il suo attrattore consolidato. L’intervento verbale non basta.
Approccio sistemico con vincoli:
Opzione 1: Progetta un’esercitazione dove la squadra ottiene 3 punti se dopo il recupero completa 5 passaggi, e solo 1 punto se fa gol con un lancio lungo.
Opzione 2: Metti due porticine sulla linea di metà campo. Per fare punto bisogna passare la palla attraverso una di quelle dopo aver recuperato.
Risultato: Non stai dicendo “devi passare la palla”. Stai creando un problema per cui la migliore soluzione è passare la palla. La scoperta è sua.
Stai manipolando i vincoli per rendere la vecchia soluzione quasi inutile e la nuova soluzione molto più vantaggiosa.
Le Due Strade dell'Allenatore

La scelta diventa netta:
ALLENAMENTO ANALITICO
- Riduce la complessità del gioco
- Elimina il processo decisionale
- Facilita l’implementazione per l’allenatore
- Riduce il tempo di preparazione
- MA: Non prepara il giocatore alla realtà del gioco
- Penalizza lo sviluppo cognitivo, integrale e competitivo
ALLENAMENTO SITUAZIONALE
- Rispetta la complessità del gioco
- Mantiene il processo decisionale centrale
- Richiede più creatività dall’allenatore
- Rispetta la specificità del contesto
- E: Prepara il giocatore alla variabilità del gioco reale
- Sviluppa autonomia e capacità di adattamento
Come dice il testo: “Dobbiamo allenare i nostri giocatori a gestire l’imprevedibilità e la variabilità delle situazioni proprie del nostro sport e dobbiamo farlo attraverso un apprendimento implicito”
La Prossima Tappa del Viaggio
Abbiamo esplorato come funziona il Sistema Scena e come le azioni emergono dall’interazione tra giocatore e contesto. Abbiamo capito che dobbiamo superare la visione lineare e abbracciare la complessità.
Nel prossimo capitolo approfondiremo il Sottosistema Giocatore: le strutture che lo compongono, come interagiscono tra loro, e soprattutto come l’emozione guida le sue azioni emergenti.
Scopriremo il concetto di emergenza emotivamente preferita e come possiamo facilitarla attraverso il nostro lavoro.
Continuate a seguirci in questo viaggio che sta cambiando il modo di vedere l’allenamento.



