Esempio 1 – Il sobbalzo davanti all’imprevisto: quando il corpo si difende invece di reagire.

Immaginate un portiere, pronto in porta, che affronta un tiro improvviso dal limite dell’area di rigore dopo un colpo di testa di un difensore o una propria respinta su cross da angolo.
Il tiro viene poi deviato prima di sbucare dalla mischia, cambia direzione e, in quella
frazione di secondo, il corpo del portiere si irrigidisce.
Un passo indietro, le spalle che si alzano, un’esitazione. Il risultato? Un tuffo in ritardo, una parata scoordinata, la palla che sfugge. Gol!
Questo è il riflesso di sobbalzo (startle reflex): una risposta ancestrale che, in appena 0,08–0,15 secondi, attiva un meccanismo di difesa automatico.
Nei portieri, questo riflesso può diventare un ostacolo, compromettendo la reattività e la precisione nelle situazioni più imprevedibili.
Esempio 2 – L’illusione del tempo: il passo dietro sulla palla filtrante
Immaginate ora un portiere, alto sulla linea di difesa, pronto a leggere una palla filtrante che si insinua tra centrale e terzino.
La squadra avversaria costruisce veloce: il play riceve, alza la testa, e in quell’istante parte il passaggio in profondità. Il portiere scatta in allerta: il corpo percepisce il pericolo, gli occhi seguono la traiettoria, ma qualcosa accade — un micro-istante di esitazione, quasi impercettibile.
Un passo indietro. Piccolo, istintivo, “di sicurezza”. Quel gesto, però, cambia tutto: il
baricentro si sposta, l’angolo d’attacco si riduce, la profondità da coprire aumenta.
La palla scorre nello spazio e l’uscita, ora forzata, arriva in ritardo.
Un tempo sbagliato, un contatto mancato, un gol evitabile.
Esempio 3 – Il duello 1vs1: tra la paura di essere ingannati e la reazione impulsiva

Immaginate un portiere che si trova faccia a faccia con un attaccante lanciato in contropiede, in una situazione di uno contro uno. L’attaccante avanza deciso, con la palla vicina al piede, e prepara una finta per superare il portiere.
Il portiere, sotto pressione, si trova in difficoltà: il timore di essere beffato dalla finta lo
spinge a reagire in due modi opposti, ma entrambi rischiosi.
Da un lato, può fuggire, spostando il corpo indietro per evitare un possibile colpo
ravvicinato. Questo allontanamento però fa perdere al portiere la lettura o l’anticipazione di chi invece dovrebbe dominare la situazione. La fuga crea uno spazio troppo ampio, lasciando l’attaccante libero di scegliere con calma come superarlo.
Dall’altro lato, il portiere può attaccare in modo impulsivo e incontrollato, lanciandosi con il corpo in avanti senza aspettare la scelta dell’avversario. Questa reazione troppo aggressiva porta a perdere il controllo della distanza e spesso fa sì che il portiere vada letteralmente addosso all’attaccante, rischiando collisioni pericolose e anche infortuni. La perdita del tempo di lettura della finta si traduce quasi semprein un errore che concede la rete.
In entrambi i casi, il problema è la mancanza di equilibrio e controllo emotivo, che
impedisce al portiere di mantenere la giusta posizione e la distanza di sicurezza per
affrontare al meglio il duello. La chiave è rimanere composti, gestire la distanza e affidarsi al proprio tempismo per leggere e neutralizzare la finta senza farsi ingannare o travolgere.
Dall’istinto alla risposta tecnica
I tre esempi mostrano chiaramente come il riflesso neuro-motorio del sobbalzo possa
condizionare l’efficacia del portiere in diverse situazioni:
• Davanti a un tiro improvviso: irrigidimento e ritardo della risposta
• Sulla palla filtrante: passo indietro e arretramento del baricentro
• Nel duello 1vs1: fuga o attacco impulsivo
In tutti e tre i casi, non si tratta di semplici errori di lettura o di posizione, ma di risposte
automatiche radicate in circuiti neurologici antichi, che rispondono a stimoli imprevisti
come fossero pericoli. Il riflesso di sobbalzo è una risposta di protezione e non di azione.
Reindirizzare l’istinto: dal riflesso alla preparazione
L’obiettivo dell’allenamento non è reprimere gli automatismi, ma trasformarli.
Attraverso un percorso metodologico preciso, il portiere può imparare a riconoscere il
riflesso di difesa e convertirlo in preparazione attiva: una forma di attivazione corticale che rende la risposta più veloce, coordinata e consapevole.
Il Start React Effect, se associato a un gesto già pianificato, può rappresentare un vantaggio in termini di rapidità; al contrario, se lo stimolo non è previsto, il riflesso di sobbalzo prevale come risposta difensiva, generando rigidità e perdita di controllo.
In questa direzione, il passaggio dal startle reflex al readiness potential non è una sostituzione, ma un’evoluzione: il cervello impara a integrare la velocità del riflesso con la consapevolezza della preparazione motoria.
In questo modo, invece di arretrare, irrigidirsi o lanciarsi d’impulso, il portiere canalizza
l’energia del riflesso verso un’azione offensiva, restando dentro il gioco anziché subirlo
IL POTENZIALE DI PREPARAZIONE (READINESS POTENTIAL) È UN’ATTIVITÀ ELETTRICA CHE PRECEDE OGNI MOVIMENTO VOLONTARIO, LEGATA ALLA PIANIFICAZIONE E ALLA PREDISPOSIZIONE NEUROLOGICA ALL’AZIONE
Schurger et al. (2021, Philosophical Psychology) sottolineano che il readiness potential non è solo un segnale decisionale, ma un indice di anticipazione motoria.
Già Deecke & Kornhuber (1965) avevano mostrato come, prima di un’azione intenzionale, si attivi un lento potenziale negativo nelle aree motorie e premotorie, assente nei movimenti riflessi o passivi. Questo non significa che i riflessi vengano eliminati, ma che l’attività corticale superiore ne orienta la direzione, passando da una risposta automatica a una risposta preparata e funzionale. Questo suggerisce che la qualità della risposta del portiere dipende dalla capacità di attivare il cervello motorio prima del movimento, non dal riflesso in sé.
Benedetto, Ho & Morrone (2022, eNeuro) hanno inoltre evidenziato che la preparazione
motoria modula la precisione visiva, migliorando la capacità di lettura e anticipazione.
Un portiere preparato vede meglio, perché percepisce in modo più accurato ciò che sta per accadere.
Nel contesto sportivo questo significa che il portiere non attende e reagisce, ma si
prepara: corpo bilanciato, mente focalizzata, e una risposta che parte “dall’alto” (sguardo – busto – mani) invece che “dal basso” (passo – arretramento).
Studi sul riflesso di sobbalzo e sull’effetto startReact (Rossi et al., 2018) mostrano che una risposta riflessa può accorciare i tempi di reazione, ma senza controllo posturale né
consapevolezza. Gli atleti d’élite, invece, riescono a mantenere un alto livello di
prontezza modulando il riflesso, passando dal dominio subcorticale (istintivo) a quello corticale (consapevole e selettivo).
In sintesi, il portiere di alto livello non elimina il riflesso, ma lo educa: il suo corpo reagisce con rapidità, ma sotto la guida di una mente preparata.
Un pensiero personale
Nel lavorare su questi temi neuroscientifici non posso non pensare al mio amico Ezio
Cascianelli, persona di grande spessore umano e professionale.
La sua passione per le neuroscienze mi ha spinto a cercare il suo confronto, arricchendo il testo con il suo sapere.
Pur non provenendo dalle scienze motorie o dalla psicologia, Ezio possiede una curiosità e una profondità che potrebbero ispirare qualsiasi studente.
È un esempio di come, a volte, la verità e la competenza non dipendano da un titolo, ma
dalla volontà autentica di conoscere. Difficile da far comprendere ad un sistema che preferisce credere alle sciocchezze di un laureato piuttosto che alle verità di chi un pezzo di carta non ce l’ha
Verso la pratica
Nei prossimi approfondimenti vedremo come, attraverso esercizi progressivi e situazioni realistiche, sia possibile aiutare i portieri a:
• Dominare il riflesso di sobbalzo e trasformarlo in risorsa tecnica;
• Gestire paura e impulso nel duello 1vs1 mantenendo distanza e leggendo la finta;
• Evitare il passo indietro invisibile e migliorare il posizionamento sulle palle filtranti;
• Reagire con sicurezza e controllo ai tiri improvvisi, senza irrigidirsi né esitare.
Questo percorso, particolarmente utile per i portieri del settore giovanile, integra neuroscienze e allenamento tecnico, costruendo fiducia, rapidità e controllo.
Strategie metodologiche per ribaltare il riflesso di sobbalzo
Le strategie si fondano su tre principi:
1. Riprogrammazione motoria
Sostituire il passo indietro o lo sbilanciamento con movimenti proattivi.
Utilizzare proposte di provocazione controllata e analisi video in slow motion per
riconoscere il riflesso e gestirlo.
2. Costruzione di pattern positivi e desensibilizzazione
Ridurre la percezione di minaccia con esercizi graduali: rallentamento del tiro, uso di
palloni morbidi, feedback chiari e posturali, confronto costante con il portiere.
3. Variabilità situazionale
Inserire il lavoro analitico in contesti di gioco realistici attraverso allenamento
differenziale, che consolida l’apprendimento e migliora l’adattabilità.



