Allenare le palle inattive non significa trasformare i bambini/e in soldatini che eseguono schemi prestabiliti.
Non significa privare i giocatori della loro spontaneità per imporre loro tattiche da Champions League.
Non significa rubare tempo prezioso al gioco libero e alla scoperta.
Allenare le palle inattive nella scuola calcio significa riconoscere che queste situazioni sono parte integrante del gioco, momenti che si ripetono con una frequenza
sorprendente e che offrono opportunità uniche di apprendimento.
Significa creare esperienze di gioco significative che preparano i bambini alle situazioni
reali che incontreranno in partita, nel rispetto della loro età evolutiva e delle loro capacità.
È un invito a guardare le palle inattive con occhi diversi: non come schemi da imporre, ma come contesti di gioco da esplorare, ricchi di possibilità didattiche e di opportunità per sviluppare intelligenza tattica, creatività e competenze emotive ed affinare la tecnica di base.
La magia del Calcio d'Angolo
Il brusio dei tifosi eccitati che aumenta, il battito del cuore che accelera per una chance importante. Chi di noi non ha provato questa sensazione come tifoso sugli
spalti, oppure in campo quando giocavamo, anche se i tifosi erano “solo” i nostri genitori, amici, parenti etc.?
Il calcio d’angolo ha sempre rappresentato un momento di interruzione dell’attività di gioco, stimolante: per chi difende è il momento della concentrazione, di “serrare i
ranghi”, di ampliare le percezioni e l’attenzione, per anticipare e gestire i movimenti improvvisi e/o a trabocchetto degli avversari; per chi attacca può essere l’ultima chance, oppure il momento di variare le opzioni offensive sfruttando traiettorie aeree… di certo è un momento dove l’emozione sorpresa aumenta e il flusso di dopamina di conseguenza, pregustando chissà quale gol in acrobazia, ovvero quale intervento in anticipo, per liberare l’area sollevando il cuore dei compagni per lo
scampato pericolo.
Secondo l’esperienza di chi scrive, i bambini/e adorano la “crossbarr challenge” (chi centra la traversa tirando da fuori area), come anche l’esecuzione, anche analitica, dei tiri a giro, che sempre di più si vedono eseguire con spietata efficacia ai massimi livelli.
Calciare piace sempre, perché è un momento liberatorio, talvolta di sfogo, anche qui pregustando la gioia indescrivibile che solo un gol può offrire a tutte le età. Esiste una magia, una soddisfazione nel riuscire poi a far volare la palla. Figurarsi inoltre se, ad un calcio d’angolo battuto con decisione, segue il tap-in al volo, di testa, in acrobazia del compagno! In un solo momento i bisogni di autonomia, competenza e buone relazioni sociali si fondono!
Avete visto come i bambini della scuola calcio, già dai primi calci, e sicuramente nei
pulcini e negli esordienti, vedono di buon grado le famose “mischietta” e/o “tedesca”.
Dentro l’area il calcio d’angolo richiama poi alcuni giochi maestri della nostra infanzia: l’ “acchiapparella”(classico gioco ad inseguimento, nella variante individuale del “guardie e ladri”) per consolidare la difesa in rapporto 1vs1 (al di là dei principi e delle linee guida che si possono aggiungere) e la necessità per chi è senza palla di liberarsi dalla marcatura effettuando movimenti, ovviamente senza palla, per occupare uno spazio funzionale, non sono altro che il ripetersi dell’acchiapparella e/o dei quattro cantoni!
Nel calcio d’angolo è essenziale, almeno a livello
difensivo, che tutti facciano la loro parte contemporaneamente, in tutte le categorie della scuola calcio, per questo il corner è sempre un momento coinvolgente, e come tale non può e non deve essere trascurato, nel percorso di sviluppo del giovane
calciatore, come situazione di gioco dove esprimere creatività, collaborazione e coraggio.
Insomma, come afferma Gianni Vio, esperto dell’argomento: “Non servono cento schemi, ma idee chiare e mente libera“

Principi da allenare con il calcio d'angolo
Se la rimessa laterale è frequenza, il calcio d’angolo è densità. È il momento in cui l’area si affolla e le opportunità (o i pericoli) si moltiplicano.
Ma come possiamo declinare questo momento nelle diverse fasce d’età senza cadere nella trappola degli schemi da “grandi”?
Piccoli Amici: Per i più piccoli (U6-U7), il corner è un dono prezioso: è un momento statico in un gioco frenetico. Poiché a questa età il bambino sta ancora costruendo il proprio schema corporeo e ha poche esperienze motorie consolidate, la palla ferma sulla lunetta diventa l’occasione perfetta per concentrarsi sul proprio corpo. L’allenatore può utilizzare questo tempo per guidare la scoperta tecnica delle parti del piede: “Prova a passarla forte con il collo del piede“, “Ora prova a usare l’interno per essere preciso“. Ovviamente, questo presuppone un lavoro pregresso in allenamento, ma il corner diventa il test in gara dove il bambino ha finalmente il tempo cognitivo per
guardare la palla, pensare al piede e coordinare il gesto senza l’ansia della pressione immediata. La categoria prevede il 2v2 o il 3v3 come modalità di gioco, viene da sé quindi che non è una soluzione propedeutica ad apprendere con il gioco il “calciare in mezzo la palla” ma è molto più adatto alla crescita del bambino un passaggio breve o la partenza in conduzione.
Primi Calci: Il Germoglio della Collaborazione. Salendo di categoria (U8-U9), il focus si sposta dalla tecnica pura alla relazione. Il calcio d’angolo diventa il pretesto per innescare duelli collaborativi Il giocatore può valutare e scegliere tra un calcio diretto in mezzo all’area alla ricerca di un compagno libero da marcatura, o ricercare oppure
riconoscere la situazione di superiorità con un passaggio breve ad un compagno vicino: “Posso scartare il mio avversario? Oppure posso passare al compagno vicino?”. Si creano così situazioni di 1vs1 + Appoggio che stimolano la scelta decisionale e i primi principi di collaborazione.
Pulcini ed Esordienti: Geometrie e Traiettorie con i più grandi (U10-U13),
entriamo in una fase di elaborazione tattica e balistica. Offensivamente: Non ci limitiamo a “buttare palla in mezzo”. Iniziamo a ricreare mini-situazioni di
superiorità numerica (2vs1, 3vs2) sfruttando la battuta corta. È il momento ideale per allenare le sovrapposizioni (interne ed esterne) e i movimenti combinati per liberare il tiro o il cross dal fondo.
Tecnicamente: è in questa sede che si affronta la grande sfida delle traiettorie aeree. Il calcio d’angolo diventa la palestra per imparare a leggere dove cadrà il pallone (timing), allenando gesti complessi come il colpo di testa e il tiro al volo, che richiedono capacità di coordinazione spazio-temporale evolute.
E la parte difensiva? . Per i Pulcini e gli Esordienti, una certa maturità acquisita nelle esperienze di gioco pregresse, unità ad una maggiore capacità di utilizzo del pensiero astratto e della razionalità (seppure ovviamente ancora in fase di pieno sviluppo e non certo ancora matura come quella di un adulto) consente di indirizzare i giocatori in vere e proprie marcature, “consegne” prestabilite 1vs1 in area di rigore (e non solo). L’allenatore poi ovviamente può chiedere lo sviluppo di altre soluzioni difensive in accordo col programma didattico e le esigenze del gruppo e dei singoli.
Per i Piccoli Amici ed i Primi Calci, invece introdurre il concetto di marcatura in modo teorico è fallimentare.
L’esperienza ci insegna come sia preferibile usare la metafora e il gioco. Per questo motivo può essere utile introdurre il “Gioco dei Colori“, dove ogni bambino deve “catturare” (avvicinarsi/marcare) un colore diverso (un avversario).
L’allenatore usa una parola chiave (un trigger) come “Attenzione: facciamo il Gioco dei Colori!” nel momento in cui l’avversario sta per battere. Questo comando attiva
l’attenzione selettiva dei bambini che associano immediatamente il compito difensivo al gioco. L’obiettivo finale, ovviamente, è rimuovere gradualmente il trigger verbale non appena notiamo che i bambini iniziano ad accoppiarsi agli avversari in autonomia.
Indipendentemente dall’annata che si sta seguendo, cerchiamo di rispettare le loro esigenze e lasciare ampio spazio ad esplorazione e condotte fantasiose, abituando i nostri giocatori a riconoscere il gioco e a stare dento il gioco, lasciando loro la libertà di sperimentare , in questo caso veramente necessariamente in collaborazione, le soluzioni che riterranno provare.
Il campo indirizzerà l’efficacia di tali proposte, purchè sia sempre previsto, per i difendenti , un obiettivo che li dovrà vedere attivi in caso di conquista della palla, abituando così gli attaccanti ad assumersi la responsabilità delle loro scelte.
E se poi i bambini si mettono loro a “fare gli schemi”?
Una volta durante un allenamento uno dei miei bambini (u10) , prima di battere una calcio d’angolo durante la partita di fine seduta, ha alzato entrambe le braccia, fornendo questo segnale ai suoi compagni. Prima che battesse gli ho domandato: “E questo cos’è? chi ti ha detto di farlo? Dove è uscito fuori?“. Ero preoccupato che ci fosse sotto lo zampino di qualche genitore. Il bambino invece mi ha risposto immediatamente “Mister sto segnalando alla mia squadra che sto lanciando la palla sul secondo palo (le due braccia alte); è una cosa sulla quale ci siamo messi d’accordo con Giulio e Andrea (suoi compagni anche in quel momento) quando giocavamo a calcio alla festa di Francesco.” Poi, sempre lo stesso giocatore, si è avvicinato velocemente a me e, chiedendomi di abbassarmi, mi ha sussurrato: “E Mister… questa cosa funziona, ma tu non dirla agli altri” e poi mi ha strizzato l’orecchio ed è andato a battere il calcio d’angolo. Secondo voi, il suo “schema” ha funzionato? E al corner successivo, hanno ripetuto la stessa cosa, oppure se ne sono inventati un’altra? Ma poi Giulio e Andrea avevano veramente compreso che quello era il segnale di una palla sul secondo palo? Io ho ancora i mie dubbi..
"Meravigliosa la mente di bambino è"
Maestro Yoda Tweet
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