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Fuorischema: come vivono i bambini/e e le loro famiglie il “grande” cambiamento, quando si passa dalle elementari alle medie e dai pulcini agli esordienti?

Gianni Parenti da Gianni Parenti
22/08/2026
in ARTICOLI
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“L’estate sta iniziando e un anno se ne va”… se i Righeira fossero stati tifosi o appassionati di calcio forse l’avrebbero cantata così, ma è proprio quello che succede ogni stagione.

Forse, in realtà, non c’è mai una vera e propria fine, probabilmente l’estate è solo un piccolo momento di silenzio tra una stagione e l’altra, un momento di relax, per ritrovare se stessi, un momento da dedicare a chi o cosa si è lasciato un po’ indietro.

E’ proprio in questo spazio, nell’occhio del ciclone, che si inserisce la nostra rubrica; inizia proprio dalla fine.

In questa rubrica cercheremo di raccogliere i racconti di situazioni reali vissute dai ragazzi di ogni genere ed età, che durante un allenamento, una partita, nello spogliatoio o nel rapporto con i propri genitori abbiano trovato delle difficoltà ed abbiano avuto il coraggio di chiedere “aiuto” per risolvere la situazione.

Valuteremo l’azione intrapresa e alla fine ne faremo emergere una riflessione per capire cosa abbia funzionato e cosa no, o semplicemente per far nascere uno scambio di opinioni.

Questo primo articolo parte da alcune riflessioni fatte da un bambino (2015) e suo padre sul finale di stagione non solo calcistica e sull’inizio della prossima.

Il "grande" passaggio

Questa che si conclude è una stagione importante per i bambini della vostra età, si conclude un percorso non solo a livello calcistico con il passaggio dai pulcini agli esordienti, ma anche di vita importante con la fine delle scuole elementari e l’inizio delle medie, come vivi questo passaggio?

Figlio: Il passaggio dai pulcini agli esordienti lo vivo in modo divertente e ho voglia di provare anche il calcio con più giocatori, insomma, più complesso, con nuove regole, un calcio diverso, molto diverso dal calcio a sette e a cinque.

Mentre il passaggio  dalle elementari alle medie, lo vivo anche quello tranquillamente, con tanta voglia di fare nuove esperienze, di provare i nuovi professori, le nuove materie, tutto il nuovo sistema dei voti, insomma, tanta voglia anche di provare le medie.

Padre: Io penso che il passaggio dai pulcini agli esordienti sia un passaggio importante, innanzitutto ci si avvicina al calcio a 11, il campo sarà più grande, ci saranno da coprire più zone e i bambini dovranno aiutarsi di più perché man mano che si cresce sono tante le cose che bisogna tenere in considerazione, come per esempio se si perde una palla, bisogna sacrificarsi e aiutare il compagno per cercare di riconquistarla.

Poi c’è anche questo passaggio alla scuola media: alle elementari i maestri tendono più a fare quasi da babbo e mamma con i bambini, alle medie si inizia ad avere a che fare con i professori e c’è un rapporto un po’ più da “adulti”, può capitare di ricevere qualche insufficienza, può capitare qualche voto non bello, però, come dico sempre a mio figlio, non non bisogna mai mollare, bisogna sempre cercare di dare il meglio di noi stessi, perchè con il massimo impegno i risultati di solito arrivano. Va fatto sempre quel metro in più e gettare il cuore oltre l’ostacolo, sempre.

 

Quali sono stati i momenti più difficili di questa stagione?

Figlio: Il momento più difficile di questa stagione è stato quando c’è stato da dirvi addio a te, agli altri due mister, perché sono stati due anni belli, pieni di divertimento. Ci avete insegnato tante nuove cose che nel calcio non sapevamo, anche personalmente mi avete tanto aiutato. E’ stato difficile dirvi addio, perché non ero pronto, ed anche accettare di avere nuovi mister dopo questi due anni in cui avete dato tanto al nostro gruppo e avete dato tanto a ognuno di noi.

Padre: Il momento più difficile di questa stagione è stato sicuramente all’inizio, quando si è trovato a dover lavore con due mister diversi e con un gruppo squadra che aveva bisogno di fare un lavoro diverso per poter crescere.  Lui era abituato a stare con voi nel gruppo squadra e l’abbiamo vissuta un po’ come una bocciatura.

Però, con molta onestà, io ho sempre riconosciuto e a mio figlio l’ho sempre detto, che effettivamente quei bambini, almeno tecnicamente, erano in qualche modo più avanti di lui. Detto questo, però, ho sempre cercato di non fargliela vivere come una “punizione”, gli ho sempre detto: “Gli allenatori ci vogliono bene, ci considerano e ci stimano. Te ricordati di impegnarti tanto, di correre, di ascoltare tutti, di prendere il meglio e vedrai, se te ti impegnerai sempre tanto, c’è sempre nella vita una seconda possibilità o un riscatto”. E per me è stato bellissimo come si è finito. Nel senso, che io vedo che mio figlio magari non avrà quelle caratteristiche tecniche che altri hanno in quella squadra, che son veramente bravi, però tramite i vostri allenamenti, tramite il vostro incoraggiamento, quella voglia di combattere, quella voglia di non arrendersi, quella voglia di mettercela tutta, mi ha fatto emozionare, al di là del passaggio sbagliato, al di là di tante cose. Questo bambino l’ho visto trasformato proprio grazie a voi.

Vorrei anche aggiungere che non importa se si prende 10, 15, 20 gol, l’importante è l’impegno e l’atteggiamento. Testa alta, impegnarsi per migliorare perché il calcio è un po’ come la vita: ti mette di fronte a tante cose, ma te ne devi venirne fuori ascoltando i mister, e cercando di migliorare in tutti gli aspetti.

 

Come li hai superati?

Figlio: Quel momento difficile di questa stagione l’ho superato cercando di capire che i mister che verranno l’anno prossimi e anche gli anni futuri, saranno bravi e come ci avete sempre detto ci insegneranno tanto, come ci avete insegnato voi. Questo è stato il mio modo per superare questi momenti no di questa stagione.

Padre: ho accettato fin da subito la scelta proprio perché ho ho capito immediatamente che mio figlio doveva migliorare sotto tanti aspetti e doveva stare solo tranquillo, impegnarsi negli allenamenti, mettercela tutta e tirar fuori la grinta e tutte le sue qualità, perché ogni bambino, ogni ragazzo ha dentro di sé un tesoro, bisogna cercare in qualche modo di far sì che questo tesoro possa venir fuori. Il calcio è una scuola di vita e quindi quello che è importante è fare esperienze, cercare sempre di rialzare la testa, cercare di non abbattersi.

A volte sembra che il mare sia in tempesta, ma bisogna fare quadrato intorno ai nostri figlioli, cercando di non mettergli pressioni e soprattutto aspettative.

L’aspettativa dev’esser quella di divertirsi e di migliorarsi come persone, questa è l’aspettativa più importante.

Noi genitori dobbiamo cercare di farci da parte, siamo un tassello di un mosaico in cui siamo tutti importanti e con il giusto atteggiamento non si può che far bene.

 

Che cosa ti aspetti da questo nuovo anno e da questo cambiamento?

Figlio: Da questo anno che verrà mi aspetto un anno divertente, come i due anni che ho passato insieme a voi. Mi aspetto che ci insegnino tante nuove cose sia a scuola che in campo, come avete fatto voi e mi aspetto che sia un anno bello sia col calcio che con la scuola, come sono stati belli questi due anni insieme a voi due. Mi aspetto tante cose dall’anno prossimo e spero che si realizzeranno tutte.

Padre: Spero vivamente che questi ragazzi trovino degli allenatori capaci e in gamba quanto siete stati voi, che vi siete dedicati con degli sforzi sovrumani, con un impegno costante,, pronti a dare dei consigli a tutti questi bambini. Questo è quello che spero.

Persone che vogliano bene al gruppo, alle persone, con umanità, calore che avevate nei confronti della squadra, al di là dei risultati, e questo penso sia la cosa più importante.

Tutti vorrebbero vincere tornei, classifica cannonieri, miglior portiere, però si sa, ci sono anche gli avversari e tanti fattori, per questo l’importante non è solo vedere il risultato finale, ma valutare il percorso.

Quindi la speranza è che nel calcio così come nella scuola mattoncino sopra mattoncino si i ragazzi possano costruire i loro sogni.

Conclusioni

Queste bellissime parole mi riportano a due stagioni fa quando abbiamo iniziato questo percorso e a tutto quello che comporta iniziare qualcosa di nuovo partendo da zero sia come staff che come gruppo squadra.

Allo stesso tempo mi tornano in mente i molti errori, il piacere di aver pianificato, modificato, riadattato nel continuo le nostre proposte, il nostro approccio, secondo il loro cambiamento, le loro necessità e la loro crescita sia in campo che fuori.

Credo, onestamente che siano due i motivi di tutto quanto scritto sopra e cioè, l’unione dello staff ed avere un rapporto diretto con i genitori.

E voi cosa ne pensate?

Tags: PRIMO PIANO
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Gianni Parenti

Gianni Parenti

1981 all’anagrafe perché l’anima la sa molto più lunga; Ingegnere Civile, UEFA C, Match Analyst, Tutor di eventi in Educazione Emozionale (Emotional sport Academy e Pedagogia Viva). Allenatore, insegnante, collaboratore, allievo e appassionato studente di calcio e non solo

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