Prefazione
La relazione di fiducia tra allenatore e atleta rappresenta uno degli elementi centrali per il benessere psicologico e la prestazione nel calcio contemporaneo.
Nel corso del XXV Congresso Nazionale AIPS 2026, il tema è emerso all’interno delle riflessioni dedicate alle relazioni sportive, ai contesti educativi e alla gestione delle dinamiche emotive negli sport di squadra. In particolare, è stata evidenziata l’importanza di una comunicazione autentica, coerente e orientata alla persona come base per costruire un clima di fiducia reciproca.
Nel calcio, la fiducia dell’atleta verso l’allenatore favorisce motivazione, adesione agli obiettivi di squadra, capacità di gestione dell’errore e resilienza nei momenti di pressione competitiva. Parallelamente, la percezione di fiducia da parte dell’allenatore contribuisce allo sviluppo dell’autoefficacia e dell’autonomia decisionale del calciatore.
Il congresso ha inoltre sottolineato come la qualità della relazione coach–athlete influenzi non solo la performance, ma anche la crescita personale e sociale dell’atleta, soprattutto nei settori giovanili.
Alla luce delle evidenze discusse, emerge la necessità di promuovere modelli di leadership sportiva basati sull’ascolto, sull’empatia e sulla costruzione di contesti relazionali sicuri, nei quali la fiducia diventi un fattore protettivo e di sviluppo per l’intero sistema squadra.
Barbara Ripani – Psicologa iscritta AIPS
Esordio, costruzione e mantenimento: il coraggio che forma il futuro

Nel calcio moderno il portiere non è più soltanto l’ultimo uomo della difesa.
È diventato il primo costruttore di gioco, il giocatore che dà inizio all’azione e che spesso determina tempi, ritmo e qualità del possesso.
Per questo motivo, nel settore giovanile, cresce sempre di più l’attenzione verso il coinvolgimento del portiere nella costruzione dal basso e nel mantenimento del possesso.
Ma insieme all’evoluzione tattica emerge un tema ancora più profondo: la fiducia.
Fiducia nel lasciarlo giocare. Fiducia nel permettergli di sbagliare. E soprattutto fiducia nel farlo esordire. Perché nel percorso di un giovane portiere esiste un momento che vale più di qualsiasi allenamento: quando un allenatore decide davvero di puntare su di lui.
La fiducia come base della crescita
Nel materiale tecnico di riferimento, la fiducia viene definita come:
“Aspettative aventi una valenza positiva formulate in condizioni di incertezza.”
È una definizione che si adatta perfettamente al ruolo del portiere.
Ogni scelta fatta da un giovane estremo difensore contiene una componente di rischio: ricevere palla sotto pressione, giocare corto, cercare una linea interna, attirare il pressing, comunicare con qualità.
Coinvolgere il portiere nella costruzione serve a creare superiorità numerica, attirare la pressione avversaria e trovare soluzioni più efficaci nello sviluppo del gioco.
Ma tutto questo richiede coraggio e il coraggio nasce soltanto dove esiste fiducia.
Pep Guardiola ha rivoluzionato il ruolo del portiere proprio partendo da questo concetto:
“Se l’avversario pressa bene, allora da qualche parte c’è un uomo libero.”
Per trovare quell’uomo libero, però, il portiere deve sentirsi libero mentalmente. Deve sapere che un errore non cancellerà immediatamente la fiducia costruita.
Il vero salto: dare spazio ai giovani
Nel calcio giovanile si parla spesso di valorizzazione, ma molto più raramente si ha il coraggio di responsabilizzare davvero un giovane portiere.
Ed è comprensibile.
Il portiere sbaglia davanti a tutti. Un errore pesa. Un’incertezza resta impressa. Per questo molti allenatori preferiscono affidarsi all’esperienza, alla sicurezza apparente del giocatore più grande o del profilo già consolidato.
Eppure la crescita di un portiere passa inevitabilmente attraverso l’esperienza reale.
Non basta allenarsi bene. Serve giocare. Serve sentire pressione, ritmo, responsabilità.
Carlo Ancelotti ha spesso sottolineato come la fiducia dell’allenatore cambi il rendimento del calciatore:
“Il giocatore rende meglio quando sente fiducia.”
Nel caso di un giovane portiere, questa fiducia diventa quasi una forma di investitura.
L’esordio rappresenta un messaggio potentissimo:
“Crediamo in te.”
E molte volte è proprio questa convinzione a trasformare un ragazzo insicuro in un portiere pronto per livelli superiori.
La paura dell’errore
Tra i problemi più frequenti nella costruzione dal basso emergono:
- paura di sbagliare;
- postura errata;
- posizionamento scorretto;
- scarsa comprensione del principio di gioco.
Ma nel calcio giovanile la paura più grande spesso non è l’errore tecnico.
È la paura di perdere fiducia.
Un giovane portiere che sente di giocarsi tutto su un singolo episodio tenderà inevitabilmente a nascondersi:
- eviterà la giocata difficile;
- rinuncerà alla costruzione;
- giocherà per non sbagliare, non per crescere.
Roberto De Zerbi lo ha spiegato in modo molto diretto:
“L’errore non mi interessa. Mi interessa la paura dell’errore.”
Ed è proprio qui che si misura la qualità educativa di un allenatore.
L’allenatore come figura educativa
Le neuroscienze studiano come il cervello elabora le informazioni e regola le funzioni cognitive e motorie durante l’attività.
Nello sport, una comunicazione chiara e sintonizzata attiva specifiche aree cerebrali, riducendo lo stress e costruendo rapporti di fiducia fondamentali per ottimizzare la performance.
I punti chiave del rapporto tra cervello, comunicazione e fiducia nello sport includono:
- Neuroni Specchio e Apprendimento: Il sistema dei neuroni specchio permette al cervello di comprendere le azioni e le intenzioni altrui. Gli atleti apprendono i gesti tecnici e tattici osservando il coach o i compagni, rendendo la comunicazione non verbale ed empatica cruciale per l’efficacia del gesto.
- Riduzione dell’Amigdala e Stress: Comunicazioni chiare e costruttive abbassano l’attività dell’amigdala (il centro della paura e dello stress), permettendo all’atleta di mantenere la lucidità tattica anche sotto pressione.
- Leadership e Rilascio di Ossitocina: Una comunicazione assertiva da parte dell’allenatore favorisce il rilascio di ossitocina, l’ormone della fiducia, migliorando l’autoefficacia del singolo e la coesione dell’intera squadra.
- Gestione del Dialogo Interiore (Self-Talk): Le neuroscienze evidenziano come il dialogo interiore dell’atleta influenzi direttamente la corteccia prefrontale, responsabile dell’attenzione. Imparare a comunicare positivamente con se stessi aiuta a superare gli ostacoli e a gestire i momenti di frustrazione
Sono principi fondamentali soprattutto quando si decide di lanciare un giovane portiere.
Ricordiamoci sempre che un esordio non è soltanto una scelta tecnica. È una scelta psicologica e umana.
L’allenatore, in quel momento, sta comunicando al ragazzo:
- che può assumersi responsabilità;
- che ha il diritto di sbagliare;
- che il percorso conta più del singolo episodio.
Marcelo Bielsa sosteneva:
“Il calciatore cresce quando l’errore non viene punito, ma analizzato.”
Nel ruolo del portiere questo concetto assume ancora più valore.
Costruire giocatori, non solo risultati
Oggi il calcio richiede portieri completi, capaci di giocare con i piedi, leggere la pressione e partecipare alla manovra.
Ma nessun giovane potrà sviluppare davvero queste qualità senza la possibilità concreta di mettersi alla prova.
La costruzione dal basso non è soltanto una strategia tattica. È una scelta culturale.
E allo stesso modo, dare fiducia a un giovane portiere non significa soltanto scegliere chi gioca.
Significa scegliere che tipo di calcio vogliamo insegnare.
Un calcio che punisce immediatamente l’errore?
Oppure un calcio che utilizza l’errore per costruire crescita, personalità e consapevolezza?
Ricordiamoci che ogni grande portiere, prima di diventare affidabile, ha avuto bisogno di qualcuno che avesse il coraggio di credere in lui prima degli altri.


