Riprendiamo le nostre riflessioni, con l’obiettivo di aiutare l’allenatore a osservare, comprendere e accompagnare i bambini/e nel loro sviluppo, generando un impatto positivo sul loro percorso calcistico e personale.
Ricordiamoci infatti che nel calcio, di base, prima ancora della tecnica, si allenano persone.
Episodio n.2- Sbagliare per imparare: il ruolo dell’errore nel calcio di base
Durante un allenamento capita spesso di vedere questa scena:
un bambino prova una giocata, perde palla, l’allenatore interviene subito. A volte con una correzione tecnica, a volte con un richiamo, a volte solo con un gesto.
L’azione riparte, ma qualcosa è cambiato. Non nel gioco. Nel bambino.
Nel calcio di base l’errore non è mai solo un fatto tecnico. È un fattore psicologico.
Dal punto di vista dell’apprendimento, l’errore serve.
Dal punto di vista del bambino, però, l’errore assume il significato che gli diamo noi adulti.
Se dopo un errore: arriva subito una correzione, un rimprovero o un’espressione di disappunto, il messaggio implicito può diventare: “Sbagliare non va bene”.
Il bambino allora inizia ad adattarsi:
- gioca più semplice
- rischia meno
- chiede meno palla
Non perché non sappia fare, ma perché sta proteggendo se stesso.
Il feedback non è solo “cosa dire”, ma “quando”
Nel calcio dei piccoli si pensa spesso che il problema sia cosa dire.
In realtà, molto spesso, il problema è quando dirlo.
Intervenire subito dopo l’errore: interrompe il processo decisionale, sposta l’attenzione dall’azione all’allenatore, riduce l’autonomia.
A volte, lasciare che il gioco continui permette al bambino di rielaborare, riprovare, aggiustare da solo, ciò non è assenza di guida ma è fiducia nel processo.
Correggere senza bloccare
Questo non significa non correggere mai.
Significa scegliere il momento giusto.
Un feedback efficace nel calcio di base:
- è breve
- è specifico
- è orientato all’azione, non alla persona
Meglio dire: “Prova a guardare prima di ricevere”
Piuttosto che: “Devi stare più attento”
Il primo orienta l’attenzione.
Il secondo giudica il comportamento.
La differenza, per un bambino, è enorme.
Se l’errore viene vissuto come parte del gioco:
- il bambino esplora
- osa
- resta coinvolto
Se l’errore viene vissuto come qualcosa da evitare:
- il gioco si irrigidisce
- l’iniziativa cala
- la creatività si spegne
Il clima dell’allenamento non nasce dalle esercitazioni, ma da come reagiamo agli errori che emergono dentro di esse.
Durante l’ultimo allenamento, un bambino di nove anni del gruppo sotto la mia supervisione prova una giocata e perde palla.
Non resisto e intervengo subito.
Gli spiego cosa fare, come farlo, dove guardare e ripartiamo.
Alla situazione successiva riceve di nuovo palla.
Questa volta lui non prova.
Gioca semplice, veloce, senza alzare la testa.
L’errore non c’è più. Ma non c’è più nemmeno la scelta.
Riflessioni per noi allenatori
Ogni allenamento è pieno di errori. È normale che sia così.
La vere domande non sono relative al “se correggere”, ma piuttosto mi domanderei:
- Che effetto ha il mio intervento sull’apprendimento del bambino?
- Era proprio necessario che io sottolineassi l’errore?
- Ho utilizzato una comunicazione rispettosa, ma autorevole?
- Come posso fare in modo che i bambini/e o i ragazzi/e sperimentino e vivano l’esperienza con curiosità, piuttosto che limitare la loro esuberanza preoccupandomi di “eliminare” l’errore?
- Considero l’età di chi sto allenando?
Ricordiamoci che nel calcio, di base, non alleniamo solo gesti tecnici. Alleniamo il modo in cui i bambini si rapportano all’errore.
Ed è una lezione che porteranno con sé molto più a lungo, rispetto all’importanza di un controllo orientato.




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Se ci fossi stato 48 anni fà..