Quante volte i bambini/ragazzi non bevono prima, durante o post l’attività fisica. Quante volte questo fattore viene trascurato?
In questo articolo vedremo quanto invece è importante e fondamentale curare la propria idratazione per stare meglio fisicamente, mentalmente e anche per performare in modo migliore.
E’ risaputo che l’attività fisica regolare aiuta a mantenere l’equilibrio del cortisolo (ormone dello stress), ma nello sport professionistico la pressione competitiva e i carichi di lavoro intensi possono spingere il corpo verso uno stato catabolico.
Prima di una gara, un moderato aumento del cortisolo è funzionale perché migliora la concentrazione e aiuta a ignorare stimoli irrilevanti o fastidiosi; tuttavia, se lo stress diventa eccessivo o percepito come una minaccia sociale incontrollabile, i livelli troppo alti compromettono la lucidità e la capacità di focalizzazione danneggiando la prestazione.

Un’adeguata idratazione svolge un ruolo cruciale nella gestione biologica dello stress, come dimostrato da studi che collegano il consumo di acqua ai livelli di cortisolo.
Quando il corpo è sotto-idratato, rilascia vasopressina per trattenere i liquidi, un processo che stimola simultaneamente l’asse dello stress e causa un forte aumento del cortisolo. Questo ormone, sebbene essenziale in dosi equilibrate per mobilitare energia e regolare l’infiammazione, diventa dannoso quando i suoi livelli rimangono elevati per periodi prolungati, portando a problemi metabolici, cardiaci e, nel caso degli atleti, a una pericolosa perdita di massa muscolare e ritardi nel recupero fisico.
Quando si pratica esercizio intenso, i livelli di glucosio nel sangue tendono a diminuire. Questa diminuzione invia un segnale all’ipotalamo per rilasciare corticotropina, un ormone che attiva una catena di reazioni: prima attiva la produzione di adrenocorticotropi e, a sua volta, stimola le ghiandole surrenali a rilasciare cortisolo.
In questo caso, il cortisolo aiuta a mantenere stabile la glicemia durante l’esercizio, rilasciando energia da grassi e proteine. La quantità di cortisolo, quindi, non dipende dallo stress psicologico, ma dall’intensità dell’esercizio fisico. Infatti, gli studi dimostrano che, dopo quasi un’ora di allenamento intenso, il glucosio diminuisce ma il cortisolo aumenta, e che l’esercizio massimo o prolungato a oltre il 70% del VO₂max aumenta molto più del cortisolo rispetto all’esercizio moderato.
Sappiamo che l’idratazione è fondamentale per prevenire la stanchezza, migliorare l’efficienza cardiovascolare, controllare la termoregolazione e mantenere prestazioni cognitive ottimali. Questa ricerca dimostra anche che idratazione e cortisolo sono strettamente legati per un miglioramento fisico prestativo.
In questo contesto fisiologico, dobbiamo considerare come sport individuali o di squadra non incidano su una diversa produzione di cortisolo. Tuttavia negli sport collettivi, il team condivide impegno e responsabilità e la cooperazione tra i membri sia nel pre-gara che in gara, attenua le risposte d’ansia cognitive e somatiche.
Il supporto sociale e la cooperazione tipica degli sport di squadra fungono da ammortizzatore psicologico, riducendo la risposta ormonale allo stress rispetto alle discipline individuali.
Diventa fondamentale il supporto verbale, per ridurre la risposta al cortisolo dovuta ad aspetti psicologici e sociali.
Possiamo quindi concludere che per gli atleti è fondamentale il supporto psicologico per una giusta gestione dello stress, coniugato al giusto monitoraggio dell’idratazione con il medesimo fine: diminuire l’aumento eccessivo del cortisolo e quindi dello stress.




