Essendo il calcio, come tutti i sport situazionali, una disciplina a rapido adattamento (open), il “come” risolvere una determinata situazione di gioco attraverso specifici comportamenti tecnici non può essere fine a sé stesso, ma dipendere inevitabilmente dalla componente tattica, che rappresenta il “cosa fare”. Senza di essa, il gesto tecnico può essere relegato al semplice punteggio sulla paletta di un giudice in un saggio di ginnastica, tipica delle discipline closed. E qui sta il bias metodologico Il pezzo mancante è ciò che distingue le metodologie più tradizionali da quelle che si sono evolute su di esse, comunque fondamentali e sempre attuali se usate nel giusto verso.

Ci sono condizionamenti che derivano dagli allenamenti “old style”, quelli rigidi, alla vecchia scuola, quelli del “a me facevano fare così”, per intenderci, e altri che invece affondano radici molto più lontane, addirittura nella nostra evoluzione.
Vi faccio una domanda: se vi dico “paura”, cosa vi viene in mente?
Esatto: quell’emozione che ci ha permesso di sopravvivere come specie, attraverso i tre classici comportamenti di attivazione: attacco, fuga o blocco.
Ed è incredibile come certe reazioni primordiali spuntino fuori anche dentro al gioco.. che invece dovrebbe essere il regno della creatività, dell’invenzione e delle emozioni positive.
I RIFLESSI DEI PORTIERI
Vi faccio un esempio da preparatore dei portieri. Ci sono risposte motorie, in particolare quelle più rapide di start dell’azione, come una parata su tiro ravvicinato o il primo appoggio in fase di attacco che possono essere soggette a distorsioni esecutive; allo stesso tempo, però, potrebbero velocizzare la risposta. Da cosa dipende l’esito? Dal modo in cui, durante l’allenamento, facciamo emergere questa situazione e dalla capacità di rendere consapevole e allenare la reazione involontaria.
LO STARTLE REFLEX
Questa reazione non nasce da un ragionamento, ma da un riflesso profondo, chiamato startle reflex (riflesso di sobbalzo). È una risposta innata che ci accompagna sin da piccoli, gestita da circuiti del sistema nervoso che hanno il compito di proteggerci. In pratica, il cervello non ci “chiede il permesso”: attiva subito i muscoli affinché si abbrevi quel periodo latente che precede la risposta motoria per poterci preservare. E a seconda di come lo orientiamo questo può essere ausilio o ostacolo.
Nel mio percorso come preparatore dei portieri di settore giovanile ho riscontrato parecchi comportamenti di sicurezza che inducevano i ragazzi nella maggior parte dei casi a non sbrogliare con efficacia alcune situazioni.
Quando un oggetto viene lanciato verso di noi, il nostro corpo reagisce in modo automatico. Non importa se si tratta di un pallone, di un orsacchiotto, di oggetto contundente o di una piuma: il riflesso istintivo è sempre lo stesso, quello di protezione.
Per il portiere di calcio, però, questa risposta naturale non basta. In altre parole, deve sostituire al riflesso di difesa un gesto tecnico opposto, più efficace per il gioco.
Il riflesso da sobbalzo (startle reflex) è una risposta neuromuscolare rapida, tipicamente evocata in letteratura scientifica attraverso stimoli acustici intensi e improvvisi chiamati SAS (startling acoustic stimuli). In condizioni di movimento predeterminato, lo startle può attivare il cosiddetto Start React Effect: il gesto motorio pronto “in memoria” viene rilasciato più velocemente, riducendo i tempi di reazione.
Tuttavia, quando il compito non è ben definito (sport di situazione) o lo stimolo viene interpretato come minaccia, prevalgono schemi difensivi: che potrebbero ostacolare la precisione del gesto sportivo, creando latenze aggiuntive o movimenti fuori schema.

L’esito della risposta dipende da vari fattori:
• Livello di preparazione motoria: più l’azione è pianificata, maggiore è la probabilità che lo startle faciliti il gesto;
• Intensità dello stimolo: troppo forte aumenta il rischio di reazioni protettive;
• Expertise (allenamento): con l’esposizione l’aspetto difensivo tende a ridursi;
• Stato emotivo: ansia e paura amplificano la componente difensiva.
Come scritto sopra, la maggior parte della letteratura si concentra su SAS acustici, ma nel calcio e in particolare per il portiere, la componente primaria è visiva, fatta di traiettorie insidiose del pallone, movimenti dell’avversario, deviazioni improvvise o cambi di direzione. Queste sono chiamate Affordances motorie, inviti che il numero 1 deve costantemente decifrare per poter fronteggiare anticipatamente o nel modo più reattivo possibile l’innescarsi di un attacco avversario.
Alcuni studi suggeriscono che stimoli visivi improvvisi (flash di luce, movimenti periferici rapidi) possano evocare risposte simili a uno startle, anche se meno potenti di quelle acustiche. Inoltre, esistono evidenze di reazioni startle anche a stimoli somatosensoriali (tattili o elettrici), il che indica che il fenomeno non è esclusivo del canale uditivo.
Per il portiere, quindi, il sobbalzo visivo rappresenta una condizione realistica: una deviazione inattesa, un rimbalzo improvviso o un cambio di contrasto visivo possono agire da “trigger” startle, con due possibili esiti opposti:
• Facilitare il rilascio anticipato di un gesto già pronto (ad esempio un tuffo pianificato).
• Innescare risposte difensive non funzionali (irrigidimento, salto intempestivo).
Allenare il portiere a riconoscere e gestire queste condizioni può trasformare il riflesso da limite a risorsa. Attraverso simulazioni realistiche, esposizione progressiva e compiti che combinano stimoli visivi e uditivi, è possibile ridurre la componente protettiva e valorizzare quella facilitante.
In altre parole, il sobbalzo non è solo un “disturbo” da controllare, ma un fenomeno
neurofisiologico che, se ben allenato, può migliorare la reattività e la prontezza, rendendo il portiere più preparato a fronteggiare l’imprevisto.



