Prefazione a cura di Riccardo Napolitano
Condivido e presento il bellissimo racconto/analisi del collega e amico Luca Salatino sulla nostra esperienza d’osservazione di uno dei migliori settori giovanili d’Europa, l’area portieri Atalanta Bergamasca Calcio diretta dall’amico Giorgio Frezzolini.
Idee chiare, competenze e cultura del lavoro e del concetto di “maturazione” del giovane, ormai quasi scomparso in Italia.
Ho sempre pensato che osservare, ascoltare, capire e confrontarsi con chi indica la strada sia fondamentale nel percorso di crescita di ognuno di noi. Buona lettura e…facciamone tesoro.
Introduzione

L’esperienza vissuta presso il centro sportivo di Zingonia, all’interno del settore giovanile di Atalanta Bergamasca Calcio, ha rappresentato un’importante occasione di confronto e osservazione metodologica su uno dei modelli formativi più riconosciuti del panorama calcistico europeo.
Negli ultimi anni, l’Atalanta si è affermata come punto di riferimento nella formazione del talento giovanile, grazie a una struttura organizzativa coerente, a una forte identità metodologica e a una notevole capacità di sviluppare giocatori e portieri destinati al professionismo.
In particolare, l’area portieri rappresenta una delle eccellenze più evidenti del club nerazzurro. I numerosi estremi difensori formati negli ultimi anni testimoniano la presenza di un percorso altamente strutturato, fondato sia su un attento reclutamento nelle categorie di base sia su una metodologia quotidiana moderna, dinamica e in continua evoluzione.
Cultura della condivisione e apertura metodologica

L’invito ricevuto da Giorgio Frezzolini, responsabile dell’area portieri e preparatore della formazione Under 23, ci ha permesso di entrare all’interno dell’ambiente atalantino in maniera estremamente autentica.
Fin dai primi momenti trascorsi a Zingonia, ciò che ha colpito maggiormente è stata la disponibilità dello staff nel condividere idee, metodologia e visione del ruolo senza alcuna chiusura o gelosia professionale.
Questo atteggiamento ha reso possibile un confronto diretto e naturale, eliminando rapidamente quel timore reverenziale che spesso accompagna l’ingresso in contesti professionistici di altissimo livello.
È emersa chiaramente una caratteristica tipica degli ambienti realmente evoluti: la competenza non viene difesa attraverso la chiusura, ma valorizzata attraverso la condivisione. Il professionista, in questo senso, non teme il confronto, ma contribuisce volontariamente alla crescita culturale dell’ambiente che lo circonda.
Dall’esplorazione alla specializzazione
Uno degli aspetti metodologicamente più interessanti riguarda la progressione didattica proposta lungo tutto il percorso evolutivo del portiere.
Nelle categorie di base, soprattutto nei Primi Calci, non è prevista una specializzazione precoce del ruolo. I bambini partecipano all’attività come giocatori di movimento e sperimentano la porta attraverso una rotazione continua dei ruoli.
L’obiettivo iniziale è fortemente esplorativo:
* ampliare il bagaglio motorio;
* sviluppare adattabilità coordinativa;
* favorire esperienze percettive diversificate;
* costruire relazione con il gioco e con l’ambiente.
Questa scelta metodologica appare estremamente coerente con le moderne evidenze scientifiche relative allo sviluppo motorio in età evolutiva, evitando anticipazioni specialistiche premature e privilegiando la costruzione di competenze generali.
Con il passare degli anni viene introdotta progressivamente la figura del preparatore dei portieri, mentre il lavoro assume una struttura sempre più specifica e organizzata.
Tuttavia, la crescita tecnica non viene separata dalla relazione con il contesto di gioco.
Il gioco con i piedi come competenza strutturale
Durante l’osservazione delle sedute dell’area portieri è emersa con chiarezza la centralità del gioco podalico all’interno del percorso formativo.
Ogni allenamento prevede infatti una componente dedicata all’utilizzo dei piedi, oggi elemento imprescindibile nella prestazione del portiere moderno.
La qualità mostrata dai ragazzi nell’utilizzo di entrambi gli arti inferiori evidenzia un lavoro sistematico e continuativo sviluppato nel tempo.
Tale competenza non incide esclusivamente sull’aspetto tecnico, ma influenza direttamente anche la dimensione psicologica del giocatore.
Una maggiore padronanza nel gioco con i piedi aumenta infatti l’autoefficacia percepita del portiere, favorendone la partecipazione attiva nelle dinamiche collettive della squadra.
Il portiere si sente maggiormente coinvolto nella costruzione del gioco, più sicuro nella gestione delle situazioni sotto pressione e più presente all’interno delle relazioni tecnico-tattiche con i compagni.
Tecnica analitica e tecnica situazionale
Uno degli aspetti più interessanti osservati riguarda la modalità con cui viene affrontato il tema della tecnica specifica del portiere.
All’interno del modello atalantino appare chiara la distinzione tra:
* tecnica analitica;
* tecnica situazionale.
I contenitori metodologici risultano ben definiti. Esistono momenti nei quali il gesto tecnico viene allenato in maniera più pulita e analitica, con l’obiettivo di costruire riferimenti motori solidi, consolidare posture, tempi tecnici e organizzazione coordinativa.
Successivamente, però, emerge con forza la volontà di inserire tali competenze all’interno di situazioni sempre più complesse e variabili. Il gesto tecnico smette quindi di essere fine a sé stesso e diventa una possibile soluzione a un problema di gioco.
In questo processo, la variabile situazionale “sporca” inevitabilmente il gesto:
* cambiano tempi e distanze;
* aumentano gli stimoli percettivi;
* compaiono opposizioni;
* il contesto modifica continuamente la soluzione motoria.
Il portiere non viene quindi allenato esclusivamente a “eseguire”, ma soprattutto a leggere, interpretare e adattarsi.
La tecnica assume significato solo se collegata alla capacità di percepire informazioni rilevanti all’interno della situazione.
Verso un approccio ecologico
Pur mantenendo una struttura metodologica organizzata e contenitori tecnici ben definiti, appare evidente la volontà dell’area portieri atalantina di orientarsi progressivamente verso principi riconducibili all’approccio ecologico dell’apprendimento motorio.
Questo aspetto emerge soprattutto nei momenti di integrazione con il contesto squadra. Quando i portieri vengono inseriti nelle esercitazioni collettive, il livello di complessità aumenta sensibilmente:
* presenza di più giocatori;
* opposizioni reali;
* transizioni;
* continuità d’azione;
* variabilità costante;
* rumore percettivo tipico del gioco.
È proprio questa complessità che permette al portiere di sviluppare adattabilità e capacità decisionali realmente trasferibili alla gara.
Le esercitazioni assumono quindi caratteristiche molto vicine ai principi ecologici:
* apprendimento emergente dal contesto;
* relazione continua tra percezione e azione;
* adattamento dinamico alla situazione;
* costruzione della soluzione attraverso l’interazione con l’ambiente.
Da questo punto di vista, il percorso osservato non appare come un passaggio netto da un modello all’altro, ma come una progressiva integrazione tra competenze tecniche strutturate e crescente esposizione alla complessità del gioco reale.
Efficacia ed efficienza del gesto
All’interno del confronto metodologico è emersa anche una distinzione particolarmente interessante tra efficacia ed efficienza della prestazione del portiere.
Un portiere efficace è colui che riesce a risolvere la situazione, anche in maniera istintiva o poco consapevole.
Un portiere efficiente, invece, è colui che possiede consapevolezza del gesto e comprende il motivo della propria scelta tecnica e tattica.
L’efficienza rappresenta quindi un livello superiore di maturazione:
* conoscenza del gesto tecnico;
* capacità di adattarlo;
* comprensione della situazione;
* applicazione consapevole nel contesto reale.
In questa prospettiva, l’obiettivo non è semplicemente “parare”, ma sviluppare un portiere capace di interpretare il gioco attraverso processi decisionali funzionali e adattativi.
Conclusioni
L’esperienza vissuta a Zingonia ha mostrato un modello metodologico estremamente coerente, evoluto e aperto al confronto.
L’area portieri dell’Atalanta appare oggi orientata verso una progressiva integrazione tra costruzione tecnica, sviluppo cognitivo e apprendimento situazionale, mantenendo una struttura organizzativa chiara ma cercando continuamente connessioni sempre più profonde con la realtà del gioco.
Ciò che emerge con forza è la volontà di formare non soltanto portieri tecnicamente preparati, ma atleti capaci di leggere il contesto, adattarsi alla complessità e utilizzare il gesto tecnico come strumento funzionale alla risoluzione dei problemi che il gioco propone continuamente.
In un calcio sempre più dinamico e interconnesso, questa direzione rappresenta probabilmente una delle evoluzioni più significative nella formazione del portiere moderno





Grazie Luca…
Questo articolo rappresenta molto più di una semplice analisi metodologica: è la fotografia di una cultura formativa moderna, capace di mettere il giovane portiere al centro di un percorso evolutivo autentico. L’Atalanta mostra come tecnica, percezione, adattabilità e comprensione del gioco possano convivere all’interno di un modello coerente, aperto e profondamente educativo. Ciò che emerge con maggiore forza è la capacità di formare portieri pensanti, non semplici esecutori tecnici: atleti in grado di leggere il contesto, interpretare la complessità e trovare soluzioni funzionali attraverso la relazione continua tra percezione, decisione e azione.