Un'eseperienza diretta
Situazione: secondo tempo, partita sull’1-1. La squadra avversaria trova spazio centralmente, fuori area. Il loro centrocampista riceve palla senza pressione forte e calcia da circa 20-22 metri. Gol.
Analisi:
Rivedendo il gol preso nella partita, la situazione è chiara. Non è un problema di tuffo o di gesto tecnico. È una situazione di lettura e preparazione non adeguata. Nel momento in cui il giocatore riceve palla: il nostro portiere è troppo focalizzato sulla stessa e non legge l’apertura del busto del tiratore non coglie il tempo reale della conclusione. Di conseguenza: non anticipa la giocata, arriva al tiro in ritardo di attivazione. Sul piano motorio: il pre-stance è tardivo non c’è micro-aggiustamento prima del tiro, la partenza è reattiva ma non anticipata.Il risultato è che il tiro, pur leggibile, diventa imparabile.
Chiave di lettura:
“Non abbiamo preso gol su una grande giocata. Abbiamo preso gol su una situazione che dovevamo controllare prima.” Questa partita è un esempio perché dimostra che anche nel settore giovanile élite, il problema non è tecnico, ma cognitivo-motorio. Il portiere moderno non deve allenarsi di più sul tuffo, ma su quando e perché tuffarsi.
In merito a questo argomento ho sviluppato, nel presente articolo, i seguenti concetti.
Introduzione
Negli ultimi anni il ruolo del portiere ha subito una trasformazione profonda, determinata principalmente dall’evoluzione dei palloni da gioco e dall’aumento della qualità tecnica dei calciatori. I palloni moderni, progettati con materiali sempre più performanti, consentono velocità di traiettoria elevate e una maggiore
imprevedibilità, soprattutto nelle conclusioni dalla media e lunga distanza.
Parallelamente, i giocatori sono oggi in grado di calciare con precisione e potenza anche in condizioni di equilibrio ridotto o sotto pressione.
Questo ha comportato una drastica riduzione del tempo a disposizione del portiere per intervenire.
Velocità del gioco e tempo decisionale
In molte situazioni di gara, il tempo che intercorre tra il momento del tiro e l’arrivo del pallone in porta è inferiore ai 500 millisecondi.
Dal punto di vista neurofisiologico, questo dato è determinante: il tempo medio
di reazione umana, considerando percezione, elaborazione e risposta motoria, rende impossibile basare la prestazione esclusivamente sulla reazione.
Ne deriva un cambiamento di paradigma. Il portiere moderno non può più aspettare l’evento, ma deve anticiparlo.
La qualità della prestazione non dipende tanto dalla velocità di esecuzione quanto dalla capacità di leggere la situazione in anticipo e prepararsi adeguatamente.

Attenzione visiva e scanning
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la gestione dell’attenzione visiva.
Il portiere non può limitarsi a osservare la palla, ma deve sviluppare una capacità di attenzione distribuita, che gli consenta di raccogliere informazioni da più fonti contemporaneamente.
Tra gli elementi fondamentali troviamo:
- postura del tiratore;
- piede d’appoggio;
- orientamento del busto;
- posizione degli avversari;
- distanza e angolo rispetto alla porta.
Questo processo prende il nome di scanning e rappresenta un comportamento esplorativo continuo.
Non si tratta di guardare di più, ma di selezionare le informazioni rilevanti nel momento corretto.
Pre-stance e preparazione motoria
Accanto alla componente percettiva si colloca il pre-stance, ovvero la preparazione motoria che precede il tiro.
Il pre-stance consente al portiere di ridurre il tempo di intervento e di mantenere un equilibrio dinamico che gli permette di reagire in tutte le direzioni.
Il timing è determinante.
Un’attivazione anticipata eccessiva genera rigidità, mentre un’attivazione tardiva comporta ritardo nell’intervento. Il momento ottimale coincide con la fase immediatamente precedente al contatto tra piede e pallone.
Scanning e pre-stance sono strettamente interconnessi: la qualità della lettura influenza la preparazione motoria, e viceversa.
Struttura fisica e capacità attentive
La struttura fisica del portiere rappresenta un elemento rilevante, ma non determinante in senso assoluto.
Altezza, leve e massa corporea influenzano il modo in cui il portiere occupa lo spazio e si muove, ma non definiscono direttamente le capacità attentive.
Sulla base di questo parametro si possono individuare (in via generale e a titolo esemplificativo) tre profili principali.
1. Il portiere dominante: generalmente sopra i 195 cm, ha una maggiore copertura dello spazio e tendea ridurre il numero di interventi grazie alla posizione.
2. Il portiere completo: tra i 188 e i 194 cm, presenta un equilibrio tra copertura e mobilità, risultando adattabile a diverse situazioni.
3. Il portiere reattivo: fino ai 187 cm, compensa una minore struttura con maggiore velocità e necessità di anticipazione.
In tutti i casi, la capacità di leggere la situazione rimane il fattore determinante.
Evoluzione delle capacità attentive
Nel percorso di sviluppo del portiere si osserva una progressione chiara.
Nella fase iniziale l’attenzione è centrata sulla palla.
Successivamente si amplia verso più elementi del contesto, fino a diventare selettiva e anticipatoria nei livelli più alti.
Il portiere esperto non osserva tutto, ma individua rapidamente gli indizi rilevanti che gli permettono di anticipare l’azione.
Il portiere moderno in Europa
Tra i portieri più performanti nel panorama europeo attuale si possono citare:
1. Gianluigi Donnarumma,
2. David Raya,
3. Thibaut Courtois,
4. Alisson Becker,
5. Yann Sommer,
6. Emiliano Martínez
7. Jan Oblak,
8. Mike Maignan,
9. Manuel Neuer
10. Jordan Pickford.
Analisi prestativa
L’analisi dei dati evidenzia alcune tendenze comuni. Le percentuali di parata si collocano generalmente tra il 70% e l’80%, mentre il numero di clean sheet varia in funzione della qualità difensiva della squadra. I portieri inseriti in contesti dominanti, come David Raya, registrano meno parate, ma un numero elevato di clean sheet.
Al contrario, portieri come Jordan Pickford effettuano un numero maggiore di interventi ma con minore continuità di partite senza subire gol.
Portieri come Mike Maignan mostrano percentuali di parata particolarmente elevate, spesso legate a un’eccellente capacità di lettura e posizionamento.
Queste riflessioni confermano che che il numero di parate non è di per sé indicativo della qualità del portiere.
Ciò che conta è la capacità di ridurre la difficoltà dell’intervento attraverso una corretta anticipazione.
Applicazione pratica

Scuola Calcio: In questa fase l’obiettivo è sviluppare la percezione e l’attenzione distribuita. Un esempio di esercitazione prevede un giocatore frontale con palla e una possibile opzione laterale. Il portiere deve leggere la situazione e adattare il proprio comportamento in base alla scelta tra tiro e passaggio. L’attenzione non è rivolta alla
tecnica, ma alla capacità di osservare e interpretare.
Settore giovanile: in questa fase si introduce il collegamento tra percezione e azione. Un’esercitazione efficace prevede più tiratori con possibilità di conclusione immediata o ritardata. Il portiere deve effettuare scanning continuo e attivare il pre-stance nel momento corretto. L’obiettivo è sviluppare il timing e la sincronizzazione.
Livello èlite: Nel contesto élite l’allenamento deve riprodurre la complessità della gara. Situazioni con più attaccanti e opzioni multiple obbligano il portiere a gestire informazioni simultanee. In questo contesto, la capacità di anticipazione diventa centrale, come dimostrano portieri di alto livello come Mike Maignan e David Raya.
Domande che dobbiamo porci
Creiamo conoscenza e consapevolezza nel ruolo del portiere?
Sarebbe opportuno andare a snocciolare la situazione, poi passo dopo passo ricostruire e riassemblare il quadro completo. Di seguito alcune domande riflessive sul come si potrebbe fare.
- Il portiere ha informazioni sufficienti per anticipare?
- Sa interpretare tali informazioni?
- Quanto tempo ci mette per farlo?
- Abbiamo allenato situazioni con tempo reale di tiro, oppure tiri telefonati?
- Il portiere in allenamento Legge o esegue?
- Le nostre esercitazioni sviluppano scanning, oppure solo tecnica di parata?
- Inseriamo al loro interno variabilità-incertezza-decisione?
- Stiamo valutando il risultato (gol/parata), oppure il processo (lettura + timing)?
Conclusioni
L’evoluzione del calcio ha reso il ruolo del portiere sempre più complesso e specifico.
La velocità del gioco, e la qualità dei tiratori, hanno ridotto drasticamente il tempo decisionale, rendendo inefficace un approccio basato esclusivamente sulla reazione.
La prestazione moderna si fonda sull’integrazione tra capacità percettive e preparazione motoria. Scanning e pre-stance rappresentano i due pilastri su cui costruire l’efficacia del portiere.
La struttura fisica influisce sul modo in cui queste capacità vengono espresse, ma non
ne determina il livello. Il fattore decisivo rimane la capacità di leggere la situazione e anticipare l’evento. Il portiere moderno non è quello che compie più parate, ma quello che riesce a rendere semplice ciò che, per altri, arriverebbe in ritardo.





Antonio sei un grande intenditore , ottima lettura