Continuiamo il nostro percorso focalizzato sull’osservazione di comportamenti e bisogni dei bambini e su come noi educatori in campo possiamo indirizzare le attività creando un clima ambientale adeguato all’apprendimento.
Nel primo episodio ci eravamo concentrati su “il campo come ambiente di apprendimento” (https://www.footballidea.net/il-campo-come-ambiente-di-apprendimento/), mentre nel secondo è stato il momento di parlare di “sbagliare per imparare: il ruolo dell’errore nel calcio di base” (https://www.footballidea.net/sbagliare-per-imparare-il-ruolo-dellerrore-nel-calcio-di-base).
Nel terzo episodio esploreremo gli ambiti di motivazione e apprendimento, fortemente collegati ma non sempre sufficientemente approfonditi.
Episodio 3 - Motivazione non è voglia: attenzione e apprendimento nel calcio di base.
Non sempre un bambino disattento è un bambino senza voglia.
In psicologia, l’attenzione è strettamente legata al coinvolgimento e al significato che un’esperienza ha per chi la vive.
Spesso è il contesto che non riesce ad agganciare davvero la sua attenzione.
In ogni allenamento c’è almeno un bambino che sembra “altrove”. Si muove poco, guarda in giro, arriva in ritardo sull’azione. Spesso viene descritto così: “Non ha voglia”.
È una frase comune, ma è anche una frase fuorviante.
Nel calcio di base, la motivazione non è una qualità stabile del bambino.
È una risposta al contesto.
Motivazione e Attenzione. Due "facce" dello stesso contesto
Un bambino motivato non è semplicemente un bambino carico: è un bambino attento.
L’attenzione non è solo concentrazione volontaria: è interesse, coinvolgimento, significato.
Quando un bambino è attento: guarda il gioco, anticipa, reagisce, resta dentro l’azione.
Quando non lo è, spesso non manca la voglia: manca un motivo per esserci.
Il gioco parla prima delle parole
Nel calcio di base, l’attenzione dei bambini viene catturata più:
• dalla struttura dell’esercizio,
• dalle regole del gioco,
• dal livello di sfida,
piuttosto che da spiegazioni lunghe o dai richiami continui.
Un gioco troppo facile spegne l’interesse.
Un gioco troppo difficile genera frustrazione.
Nel mezzo c’è quella zona in cui il bambino sente: “Posso farcela, ma devo provarci”. È lì che nasce la motivazione.
Spesso nello stesso allenamento un bambino è completamente coinvolto mentre un altro sembra disconnesso, non perché uno abbia più voglia dell’altro, ma perché stanno leggendo il contesto in modo diverso.
C’è chi ha bisogno di più azione, chi di più tempo, chi di più sicurezza e chi di più stimoli.
Mi è capitato più volte di pensarlo. Un bambino fermo, poco coinvolto, sempre in ritardo sull’azione. “Non ha voglia”, mi dicevo.
Poi, nello stesso allenamento, ho cambiato i parametri dell’esercizio rendendolo più semplice ma più veloce, sfidante, creando coinvolgimento nel rispetto della complessità del nostro gioco.
Dopo pochi minuti il bambino si era trasformato: era un altro, perchè chiedeva la palla, si muoveva con fare propositivo, provava a giocare d’anticipo.
Non era cambiato lui (come avrebbe potuto in così poco tempo?!), ma era cambiato il contesto nel quale si trovava ad esprispremersi.
Negli anni ho capito che, soprattutto nel calcio di base, etichettare un bambino come “svogliato” è una scorciatoia che rischia di farci perdere qualcosa di importante.
Spesso infatti quel bambino non sta rifiutando il calcio, ma sta semplicemente faticando a entrare dentro a quel contesto.
A volte noi allenatori leggiamo la disattenzione come mancanza di impegno, quando invece, secondo la mia esperienza potrebbe essere:
• difficoltà nel capire il gioco,
• paura di sbagliare,
• bisogno di sentirsi più coinvolto,
• oppure semplicemente un’attività che, in quel momento, non riesce ad accendere abbastanza interesse.
Ed è lì che ho aquisito un dettaglio tutt’altro che trascurabile:
nel calcio dei piccoli (e non solo), la motivazione raramente nasce dalle parole, ma nasce dall’esperienza che il bambino vive in campo.
Per questo motivo il ruolo del tecnico è essenziale perchè “offre motivazione” creando le condizioni affinchè essa si manifesti, consolidi, rafforzi.
Come procedere? Su quali accorgimenti concentrarsi?
• Proporre sempre giochi con obiettivi chiari;
• lasciare spazio all’iniziativa e alla comunicazione;
• ridurre interruzioni inutili;
• permettere al bambino di sentirsi costantemente parte attiva.
Conclusioni
Quando un bambino sembra spento, prima di chiedersi “perché non ha voglia?”, possiamo chiederci:
“Questo allenamento sta parlando davvero a lui, è predisposto per farlo imparare, o sono io che mi concentro di più sulla mia voglia di insegnare e di controllare che tutto sia ordinato e secondo i piani?”
E spesso basta poco, perchè cambiando il contesto, con semplici, ma decisivi accorgimenti, si può cambiare completamente la risposta dei giocatori che alleniamo, visto che nel calcio fondamentalmente la motivazione non dovrebbe imporsi (se mai fosse possibile farlo), ma dovrebbe fiorire e rinnovarsi ad ogni allenamento, ad ogni occasione. E noi allenatori su questo ambito, come in molti altri, non solo abbiamo un grande potere, ma una grande, e costante responsabilità.




